25 anni dopo sette racconti per Paolo Borsellino

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Nell’anniversario della strage di via D’Amelio, 19 luglio 1992, 25 anni dopo sette racconti per Paolo Borsellino.

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19 luglio 1992 Anniversario della strage di via D’Amelio
L’ agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino a cura di M. Balzano, G. Biondillo (Feltrinelli, 2017) € 15

Helena Janeczek, Carlo Lucarelli, Vanni Santoni, Alessandro Leogrande, Diego De Silva, Gioacchino Criaco ed Evelina Santangelo. Sette autori, ciascuno con la propria storia, la propria sensibilità e la propria voce, riattualizzano con altrettanti racconti inediti, scritti appositamente per L’agenda ritrovata, il nucleo dell’impegno di Paolo Borsellino.
Un filo resistente lega gli uni agli altri i racconti di questa antologia: un’agenda rossa. Si affaccia dalla pagina declinata in diversi modi, una volta ha i fogli strappati, un’altra è gonfia di biglietti di teatro, ma sempre intende ricordare quella appartenuta a Paolo Borsellino – che conteneva appunti, nomi e forse rivelazioni sulla strage di Capaci, scomparsa immediatamente dopo l’attentato mafioso del 19 luglio 1992 e mai più riapparsa.

L’agenda rossa di Paolo Borsellino di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco (Chiarelettere, 2017) € 10

Lo Bianco e Rizza ricostruiscono i drammatici ultimi 56 giorni di Paolo Borsellino con l’aiuto delle carte giudiziarie, le testimonianze di pentiti e di ex colleghi magistrati, le confidenze di amici e familiari. 
Molto è stato detto per celebrare la figura eroica di Paolo Borsellino. Molto poco invece si sa degli ultimi 56 giorni della sua vita, dalla strage di Capaci all’esplosione di via d’Amelio, quando qualcuno decide la sua condanna a morte. Lo Bianco e Rizza ricostruiscono quei giorni drammatici con l’aiuto delle carte giudiziarie, le testimonianze di pentiti e di ex colleghi magistrati, le confidenze di amici e familiari. E ci restituiscono le pagine dell’agenda scomparsa nell’inferno di via d’Amelio, in cui Borsellino annotava le riflessioni e i fatti più segreti. Qualcuno si affrettò a requisirla: troppo scottante ciò che il magistrato aveva annotato nella sua corsa contro il tempo, giorno dopo giorno. Chi incontrava? Chi intralciava il suo lavoro in Procura? Quali verità andava scoprendo? E perché, lasciato solo negli ultimi giorni della sua vita, disse: “Ho capito tutto… mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia… Forse saranno mafiosi quelli che materialmente, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”?

Chi ha paura muore ogni giorno di Giuseppe Ayala (Mondadori, 2009) € 9.50

Sono passati quindici anni dalla terribile estate che, con i due attentati di Punta Raisi e di via d’Amelio, segnò forse il momento più drammatico della lotta contro la mafia in Sicilia. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano due simboli, non solo dell’antimafia, ma anche di uno Stato italiano che, grazie a loro, seppe ritrovare una serietà e un’onestà senza compromessi. Ma per Giuseppe Ayala, che di entrambi fu grande amico, oltre che collega, i due magistrati siciliani sono anche il ricordo commosso di dieci anni di vita professionale e privata, e un rabbioso e mai sopito rimpianto. Ayala rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxi-processo, sostenendo le tesi di Falcone e del pool antimafia di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta), ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu vicino ai due magistrati in prima linea quando, dopo questi primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politico-mediatici vicini a Cosa Nostra, la diffidenza del Csm e l’indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, isolarli. Per la prima volta, Ayala racconta la sua verità, non solo su Falcone e Borsellino, che in queste pagine ci vengono restituiti alla loro appassionata e ironica umanità, ma anche su quegli anni, sulle vittorie e i fallimenti della lotta alla mafia, sui ritardi e le complicità dello Stato, sulle colpe e i silenzi di una Sicilia che, forse, non è molto cambiata da allora.

Ti racconterò tutte le storie che potrò di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo(Feltrinelli, 2015) € 9

Di Paolo Borsellino, del suo esempio e del suo lavoro di contrasto alla mafia, si è sempre parlato molto. Negli ultimi tempi, forse, si parla più della sua morte, dei misteri che la avvolgono, delle trame che si sono consumate prima e dopo di essa. Ma della famiglia Borsellino, dell’uomo anziché del giudice, dei figli e della moglie, non si sa molto. Fin dai primi, terribili giorni dopo l’attentato di via D’Amelio, infatti, la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta – allora poco più che adolescenti – hanno mantenuto uno stretto riserbo e sono intervenuti solo raramente nel dibattito mediatico. La signora, che proprio quest’anno si è dovuta arrendere a un male che l’ha perseguitata per anni, ha voluto utilizzare gli ultimi mesi della sua vita per lasciare dietro di sé – ai figli, ai nipoti, alle persone che mantengono vivo il ricordo di Paolo Borsellino e, in definitiva, a tutti gli italiani – i ricordi di una vita accanto a un eroe civile, che era un uomo normale, innamorato della moglie, giocoso con i figli, timido ma anche provocatorio, generoso e indimenticabile.

Paolo Borsellino. L’agenda rossa di Giacomo Bendotti (Becco Giallo, 2017) € 17

Il 23 maggio 1992, all’ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia il suo amico Giovanni Falcone per l’ultima volta, prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica, Borsellino diventa l’erede naturale di Falcone, e la prossima vittima designata di Cosa Nostra. Dopo neppure due mesi, il 19 luglio 1992, un’auto bomba carica di tritolo stronca la vita del giudice Borsellino e della sua scorta davanti alla casa della madre. L’agenda rossa sulla quale appuntava scrupolosamente ogni scoperta dopo la morte di Falcone sparisce dal luogo dell’attentato. In una foto si vede il maggiore dei carabinieri Giovanni Arcangioli allontanarsi con la borsa del giudice poco dopo l’esplosione. Chi voleva l’agenda rossa? Cosa accadde in quei 57 giorni che vanno dalla Strage di Capaci alla Strage di Via D’Amelio? Chi poteva trarre vantaggio dalla sua morte? A condannare a morte Borsellino sono state le sue ultime, affannose indagini sulle trattative Stato-Mafia? Giacomo Bendotti, autore per la radio e il cinema, ricostruisce in questa graphic novel la storia e la figura di Paolo Borsellino. Prefazione di Rita Borsellino.

Padrini e padroni di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (Mondadori, 2016) € 18

Questo di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso è un libro di denuncia forte, coraggioso, che racconta una verità amara. Senza sconti per nessuno.

Nel 1908, un tragico terremoto divora Messina e Reggio Calabria. Si stanziano quasi centonovanta milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti – molti dei quali tornati dall’America per l’occasione – causerà danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale. Lo stesso scenario che si ripeterà, atrocemente, cent’anni dopo, nel 2009, con il terremoto dell’Aquila. Mentre la gente moriva, in Abruzzo c’era chi già pensava ai guadagni. E ancora, nel 2012, nell’Emilia che crolla la mafia arriva prima dei soccorsi. In Piemonte, la ‘ndrangheta era riuscita a infiltrarsi nei lavori per la realizzazione del villaggio olimpico di Torino 2006 e in quelli per la costruzione della Tav nella tratta Torino-Chivasso. La corruzione, l’infiltrazione criminale, i legami con i poteri forti – occulti, come le logge segrete, e non, come la politica sul territorio e a tutti i livelli, fino ai più alti – sono oggi parte di una strategia di reciproca legittimazione messa in opera da decenni da tutte le mafie e in particolare dalla ‘ndrangheta. Lo scambio di favori fra criminalità e certa parte della politica è continuo e costante, il ricatto reciproco un peso enorme sulla cosa pubblica, con ripercussioni su tutti i settori, dalle opere pubbliche alla sanità, dal gioco di Stato allo sport. Questo di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso è un libro di denuncia forte, coraggioso, che racconta una verità amara. Senza sconti per nessuno.

Io, morto per dovere. La vera storia di Roberto Mancini, il poliziotto che ha scoperto la terra dei fuochi di Luca Ferrari e Nello Trocchia (Chiarelettere, 2016) € 15

Roberto Mancini è un poliziotto che ha combattuto l’ecomafia. Con le sue indagini ha anticipato di dieci anni il disastro della Terra dei fuochi. Roberto è morto a 52 anni per un tumore contratto proprio nel corso delle sue indagini sul traffico illegale di rifiuti tossici. Il libro racconta sia la sfera privata, sia il suo ruolo pubblico: il mondo degli affetti, la passione per il lavoro, il senso del dovere, il carattere, spiritoso e vitale ma integerrimo nella battaglia contro il crimine organizzato.

A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario di Bianca Stancanelli (Einaudi, 2015) € 11

Questa è la storia di Giuseppe Puglisi, prete-coraggio in terra di Sicilia. Fu eliminato nel 1993 perché, sottraendo i bambini alla strada, li sottraeva al reclutamento della mafia che nel rione Brancaccio, alle porte di Palermo, ha da tempo immemorabile creato un vivaio di manovalanza criminale. Un caso di inquietante solitudine. La solitudine dell’uomo di fede, impavido fino al sacrificio di sé. Una solitudine che Bianca Stancanelli racconta con appassionata meticolosità e rara efficacia letteraria nella convinzione – vedi la citazione di Borges in apertura di libro – che talvolta, a illuminare il buio della nostra generale codardia, basta l’esempio di un solo hombre valiente. È un modo per avvertire il lettore che quella che si accinge a leggere è la biografia di un piccolo prete dal grande cuore, un eroe vero tra tanti eroi di cartapesta, deciso a dare un’anima a un quartiere che un’anima non l’ha mai avuta, un quartiere abbandonato dallo Stato e posseduto dal diavolo, dove è già un atto di sfida camminare a testa alta. (Ermanno Rea)
Mafia di Antonio Nicaso (Bollati Boringhieri, 2016) € 11

Per comprendere a fondo le mafie bisogna spazzare via ogni considerazione “culturalista”: la mafia – come pure la ‘ndrangheta o la camorra – non è il prodotto di un territorio o di una mentalità. Al contrario, è un modello esportabile, costruito su una fitta rete di complicità e protezioni. Non è, insomma, una questione esclusivamente “meridionale”; porre la cosa in questi termini significa di fatto impegnarsi per non risolverla. Quello che Antonio Nicaso chiede al lettore in questo breve libro è un cambio di mentalità forte, senza il quale non potremo mai sperare di sconfiggere quella che è senza dubbio la piaga criminale più profonda e sanguinosa del nostro Paese. Conoscere la mafia per poterla combattere diventa un dovere civile per tutti noi. Lo dobbiamo alle generazioni che verranno. La vera forza della mafia, dati alla mano, è la compattezza dei suoi legami interni e l’incredibile efficacia delle sue relazioni esteme, in particolare con la politica. La mafia ha anche qualcosa in più rispetto alle altre organizzazioni criminali: può contare su miti potenti, riti, norme e simboli di forte presa, senza i quali sarebbe come un popolo senza religione.
La mafia non ha vinto. Il labirinto della Trattativa di Salvatore Lupo Giovanni Fiandaca (Laterza, 2014) € 12

l processo sulla trattativa Stato-mafia, ancora aperto, coinvolge questioni centrali: per la storia del paese, per i principi costituzionali come la divisione dei poteri, per il delicato rapporto tra magistratura e politica. È un processo ricco di ambiguità, di coni d’ombra, di nodi tecnici da sciogliere, al centro di un’attenzione mediatica ed emotiva senza pari. È una storia che si intreccia con quella dell’ultimo colpo di coda dello stragismo mafioso. È un complicato affaire, nel quale si fondono e si confondono tre piani: il giudiziario, lo storico- politico, l’etico. Riproduce caratteri di fondo della relazione tra mafia e Stato, ma con caratteristiche che non hanno precedenti nella storia italiana. Rimanda a un contesto di scontro tra mafia e antimafia, ma anche tra le istituzioni. Non stupisce dunque che il volume sia composto da due saggi, l’uno scritto dal giurista Giovanni Fiandaca, l’altro dallo storico Salvatore Lupo, che hanno dato in passato contributi di grande valore agli studi sull’argomento. Le loro conclusioni sono sorprendenti. Fiandaca ritiene che i comportamenti di cui all’accusa non rappresentano affatto un reato. Lupo non nega possibili complotti, ma rileva che alla fine Cosa Nostra non è stata affatto salvata. Perché dunque si è scelto di celebrare questo processo? Perché gli italiani hanno bisogno di pensare che la mafia abbia vinto (e debba sempre vincere)? Dove si radica questa convinzione, quali forze morali e materiali la alimentano? Il volume contiene in appendice il testo della memoria scritta per il rinvio a giudizio.
La storia della mafia di Leonardo Sciascia (Barion, 2013) € 8

Lo scrittore che ha fatto materia viva dell’«onorata società» ricostruisce in forma sintetica le caratteristiche della mafia dalle origini fino ai giorni nostri. Una descrizione puntuale e insieme affascinante di un universo di cui si scopre sempre qualche aspetto inedito. Si tratta di un contributo sino a oggi poco conosciuto e comunque mai raccolto in volume.
Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino. Una storia di orrore e menzogna di Enrico Deaglio (Feltrinelli, 2013) € 7

A Paolo Borsellino piaceva citare liberamente dal Giulio Cesare di Shakespeare una frase secondo cui “è bello morire per ciò in cui si crede. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. È un paradosso terribile che questi vent’anni abbiano condannato proprio lui a morire molte volte, ucciso in innumerevoli versioni da colpevoli sempre diversi. È stato lo stato, lo stato mafia, la mafia stato; il doppio stato. È stato Berlusconi, o perlomeno Dell’Utri. Sono stati i servizi. Deviati. No, quelli ufficiali. Sono stati Ciancimino e Provenzano. Il fatto è che l’omicidio di Borsellino è ormai diventato uno di quei buchi neri della storia italiana, in cui come in un gorgo si annodano e si raccolgono tutti i misteri, i protagonisti, le inconfessabili verità di un momento storico e di un paese che ha sempre avuto molto da nascondere, in primo luogo a se stesso. “Tale è stato il destino del nostro eroe; e l’Italia non è un paese per eroi.
Storia di Giovanni Falcone di Francesco La Licata (Feltrinelli, 2012) € 8

Francesco La Licata ricostruisce le vicende salienti della vita di Giovanni Falcone, palermitano autentico, magistrato protagonista del pool antimafia e del maxiprocesso di Palermo, giudice a cui era stata data la delega per sconfiggere la mafia, e che dalla mafia è stato neutralizzato mediante l’isolamento e la delegittimazione, con accuse di protagonismo, opportunismo e smania di potere, fino all’epilogo della strage di Capaci, il 23 maggio 1992.
Nostro Onore di Serena Uccello Marzia Sabella (Einaudi, 2014) € 18

Marzia Sabella è un pm della Procura di Palermo dal 1993. È il momento questo in cui lo Stato, subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, prepara la sua risposta a Cosa nostra e i giovani magistrati sentono come una chiamata alle “armi”. Il racconto di Sabella ci fa entrare nel mondo della mafia siciliana e, soprattutto, di chi lotta contro di essa. Al distorto onore dei mafiosi, Sabella sostituisce quello vero, l’unico, dei tanti – magistrati, uomini delle scorte, investigatori, funzionari degli uffici giudiziari – che, ogni giorno, silenziosamente, si adoperano per la giustizia.

‘O Maè – Storia di judo e di camorra di Luigi Garlando (Piemme, 2015) € 15

Filippo ha quattordici anni e un destino segnato. Abita a Scampia, dove il futuro gli dà una sola possibilità: entrare nel Sistema, la camorra. Suo fratello Carmine, infatti, è affiliato al clan del boss Toni Hollywood e lui lavora come sentinella. Un pomeriggio, però, suo zio gli chiede di accompagnarlo alla palestra di judo di Gianni Maddaloni. A Filippo quei ragazzi che combattono in “pigiama” all’inizio sembrano ridicoli. Con il tempo, però, il judo gli insegna a guardare le cose in modo nuovo, e presto il ragazzo sarà costretto a scegliere tra il clan di Toni Hollywood e quello dei Maddaloni. Tra la vasca di marmo nero a forma di conchiglia che ha visto nella villa del boss e i fenicotteri che un tempo popolavano il parco e che i “guerrieri in pigiama” promettono di riportare a Scampia. Introduzione di Gianni Maddaloni. Età di lettura: da 10 anni.

La mafia spiegata ai ragazzi di Antonio Nicasio (Mondadori, 2017) € 10

Gerlando Alberti, vecchio boss di Palermo, a un poliziotto che gli chiede cosa sia la mafia, risponde ridendo: “Che cos’è? Una marca di formaggio?” Totò Riina, uno dei mandanti delle terribili stragi di Palermo, alla domanda di un magistrato, finge di non conoscerla: “Questa mafia di cui tutti parlano io l’ho letta solo sui giornali”. Anche Mommo Piromalli, importante boss della ‘ndrangheta, risponde con sarcasmo: “Che cosa è la mafia? E qualcosa che si mangia? È qualcosa che si beve? Io non conosco la mafia, non l’ho mai vista”. Nonostante quello che dicono i boss mafiosi, noi sappiamo che la mafia esiste sul serio. E sicuramente non è una marca di formaggio. Antonio Nicaso, forte anche della sua decennale esperienza giornalistica, ha messo insieme tutte le principali informazioni sulla mafia e sulle mafie, in Italia e nel mondo. In questo libro si parla di ingiustizie, ma anche di giustizia, impegno e legalità. Dopo averlo letto, anche voi vorrete fare la vostra parte. Età di lettura: da 12 anni.

Falcone e Borsellino, paladini della giustizia di Francesco D’Adamo (E Elle, 2015) € 7.50

Il volume racconta un “grandissimo”, con la voce di un autore e la mano di un illustratore. Le ultime pagine del volume offrono una brevissima appendice con i luoghi o le opere legati al personaggio e sopravvissuti fino a noi: in questo modo, se e quando vorrà, il lettore potrà ripercorrere le tracce del suo beniamino, scoprendolo ancora più vicino. Perché a essere grandissimi si comincia da piccoli! Anni ’80: la mafia stringe nei suoi tentacoli, in una morsa di violenza e di paura, la Sicilia e l’Italia. Pochi hanno il coraggio di ribellarsi. Due eroici magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dedicano la vita a combatterla. Età di lettura: da 7 anni.
Mafia e graffiti di Simona Bonariva (Einaudi, 2014) € 11

Totò vive in un quartiere periferico di una grande città. Due cose fanno di lui un ragazzo speciale: il suo talento e la sua rabbia. Perché Totò di talento ne ha da vendere, è un asso coi colori e con le bombolette, e i suoi disegni spopolano tra i ragazzi del quartiere. Ma Totò è anche molto arrabbiato, perché il suo papà non c’è più, la mafia gliel’ha portato via. La mafia che è come un mostro con tentacoli spaventosi che arrivano dappertutto e mille occhi e mille mani che controllano, minacciano, puniscono, bruciano e infine uccidono. Totò sa chi è stato a uccidere il suo papà, tutti lo sanno: è Marcello ‘u zoppo, boss di quartiere, che gira sempre scortato dai suoi scagnozzi, e tutti lo salutano e si tolgono il cappello quando passa perché hanno paura. Qualcuno addirittura dice di lui che è un galantuomo, perché fa favori alla gente e procura soldi e lavoro. Ma Totò non si lascia ingannare: quello è un mafioso, un assassino e un ladro. Cosa può fare lui che è solo un ragazzino? E un giorno, ecco, l’idea arriva: il suo talento e la sua rabbia si incontrano e Totò disegna sui muri, riempie le vie e le piazze e perfino il cielo, e così finalmente le malefatte dello zoppo sono sotto gli occhi di tutti e nessuno può più fare finta di niente. Età di lettura: da 11 anni.

La mafia spiegata ai bambini di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Becco Giallo, 2014) € 12

Castelgallo era un paesino tranquillo: una scuola, una gelateria, un panificio, tantissimo sole e un bellissimo mare. Ma un giorno cominciò a circolare tra gli abitanti uno strano morbo, capace di trasformare le persone in scarafaggi. Alcuni chiamarono quella malattia “mafia”. E in pochi, all’inizio, ne volevano parlare… Questo libro parla di mafia. Insegna come riconoscerne i sintomi e mostra come si cura. Età di lettura: da 7 anni.
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