Jennifer Niven: “Cari ragazzi, se leggete libri non sarete soli”

Jennifer Niven: "Cari ragazzi, se leggete libri non sarete soli"

Jennifer Niven: “Cari ragazzi, se leggete libri non sarete soli”

Parla la regina della letteratura “young adult”, mentre esce il nuovo romanzo. Il suo “Raccontami di un giorno perfetto” è stato un caso letterario

di CLAUDIA MORGOGLIONE

28 marzo 2017

Altro che tempo delle mele: l’adolescenza è la terra dei contrasti. Delle grandi emozioni vissute pericolosamente. Età di delusioni, disagio, solitudine, incapacità di accettarsi. E poi c’è la piaga del bullismo: “È il pericolo più grave che corrono i nostri figli – spiega Jennifer Niven, la scrittrice young adult americana che ha squarciato il velo su questi temi scomodi – e noi autori dobbiamo affrontarlo in maniera onesta. Niente fiocchetti rosa o storie edulcorate, ai teenager bisogna regalare autenticità. Zone buie comprese”. Un manifesto che lei – 48 anni, attivissima sui social, molto amata anche in Italia grazie all’editore DeAgostini – ha riversato prima in Raccontami di un giorno perfetto, romanzo che parla di suicidio, lutti, disturbi bipolari. E ora ne L’universo nei tuoi occhi, bello, intenso, centrato su due personaggi borderline: la ex “ragazza più grassa d’America”, pronta a ribellarsi ai compagni che la perseguitano; e uno studente rubacuori del suo liceo che nasconde un problema neurologico. Un antidoto alla fuga dalla realtà delle tante saghe fantasy che affollano il mercato giovanilista. Nulla di serioso o pedante, però: le pagine trasudano vitalità e ironia. Così come la voce allegra di Jennifer, da Los Angeles.

In passato scriveva libri “da grandi”: cosa ha trovato di speciale nel mondo young adult?
“La prima cosa che ti cattura è l’entusiasmo, la passione, l’intelligenza dei lettori: il feedback che arriva da tanti paesi diversi, anche dal vostro, è particolarmente forte. Ben più che sul fronte “adulto”. Quando i teenager scoprono l’amore per la pagina scritta, le storie che leggono diventano ai loro occhi qualcosa di necessario. Lottano per non essere soli, e confrontarsi con i personaggi dei libri li coinvolge. E poi c’è un altro motivo: in fondo ho ancora l’anima di una quindicenne (ride)”.

Oltre a ingredienti classici come la love story, lei sceglie di soffermarsi sempre argomenti spinosi: una scelta militante?
“Sì. Perché oltre al lato piacevole della lettura il mio scopo è riuscire a trasmettere alcuni messaggi, nel senso meno retorico e più emotivo del termine: imparare ad amare se stessi, cosa che fa parte del percorso dei miei personaggi; sforzarsi di vedere gli altri per come davvero sono, e non per come ci sembra che siano; capire che in fondo possiamo essere noi a decidere della nostra vita, malgrado le difficili condizioni di partenza”.

Quindi i romanzi sono una terapia.
“È quello che spero: un percorso che aiuti i ragazzi a capire che loro, come tutti, possono essere, anzi sono, amati. E desiderati. Nessuno deve sentirsi messo da parte, escluso: siamo tutti immersi in una rete di relazioni. L’adolescenza è una faccenda complicata: troppe emozioni, molte negative, vissute insieme e amplificate”.

Come quelle della liceale protagonista del suo ultimo libro, Libby, che ha un passato di obesità gravissima.
“Sono problemi che conosco, ne soffrono tante persone. E in effetti anch’io da ragazzina ho avuto difficoltà legate al peso e ai disordini alimentari. Ma soprattutto anch’io, come lei, ho dovuto compiere un itinerario in cui, al di là della bilancia, ho imparato ad accettare me stessa. Ho cercato di capire come si fa a riconoscere chi ti ama. Mentre per tratteggiare il personaggio maschile, Jack, che ha un disturbo per cui non riesce a memorizzare le facce delle persone, ho dovuto studiare molto, documentarmi: è stato un percorso di conoscenza interessante”.

Torniamo però a Libby. È intelligente, coraggiosa, si sente bella al di là dei modelli dominanti: una vera icona femminista.
“Proprio così. Più scrivevo, più provavo ammirazione per lei: soprattutto per la sua capacità di non arrendersi e di affrontare i tormenti più bui a viso aperto. Una tipa davvero tosta, anzi, eroica: soffre tanto, ma non smette mai di lottare. Anche contro chi vuole farne una vittima di bullismo”.

A proposito: come affronta, da scrittrice, problemi complessi come questo?
“So bene quanta responsabilità comporta mettere nero su bianco argomenti come il bullismo o il disagio mentale, in un romanzo per ragazzi. La regola a mio giudizio è solo una: essere autentici, onesti, a qualsiasi costo. Fidarsi della propria sensibilità, senza nascondere nulla. Il resto viene da sé”.

Crede che il bullismo sia la grande emergenza adolescenziale dei nostri anni?
“Penso proprio di sì. È uno dei problemi più gravi delle nostre società, che in un modo o nell’altro quasi ogni ragazzo si trova ad affrontare. Tutti noi conosciamo teenager bulli o, più spesso, bullizzati: nella vita reale ma anche in quella virtuale, visto il dilagare del fenomeno online. A me internet piace, sono attiva sui social e cerco sempre di postare contenuti che reputo intelligenti o divertenti: ma non si può negare che, al di là della sua straordinaria capacità di farci sentire interconnessi, ha anche un lato oscuro”.

La letteratura può servire ad affrontare il problema?
“Lo spero. Perché credo che anche le opere di fantasia come le mie servano a sensibilizzare, a tenere i riflettori accesi su questi ragazzi, sulle loro famiglie. L’importante è che se ne parli, che il dibattito resti vivo. L’attenzione, in situazioni come queste, è tutto. Perciò sono convinta che gli scrittori young adult non debbano mai autocensurarsi, nella scelta dei temi. E nemmeno proteggere il pubblico, che è abbastanza sveglio e consapevole da comprendere qualsiasi fenomeno: i giovani lettori sono più avvertiti e sofisticati di quanto non immaginiamo. Le ragazze, in particolare, non sono affatto damsels in distress, damigelle in pericolo incapaci di affrontare la durezza della vita”.

Sul suo sito sono elencate le donne, vere o immaginarie, che ammira di più. Ci sono Emily Brontë, Alice nel paese delle meraviglie, Flannery O’Connor, le Charlie’s Angels: tutte antitesi delle damsels in distress…

 

sono molto diverse tra loro, ovviamente. Ma hanno anche qualcosa di davvero speciale in comune. La forza. La determinazione. La voglia di non essere passive. La capacità di sfidare i luoghi comuni. Per questo sono le mie muse, e lo saranno sempre”.
  http://www.repubblica.it/cultura/2017/03/28/news/jennifer_niven_cari_ragazzi_se_leggete_libri_non_sarete_soli_-161610206/?ref=search

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