1 maggio – I consigli per la Festa del lavoro

i+miei+primo+primo+maggio

I miei primi primo maggio di Maurizio Landini e Umberto Romagnoli (L’Io e il Mondo di TJ, 2015) € 5

Un giuslavorista e un sindacalista provano a raccontare ai più piccoli e alle più piccole cos’è, cosa rappresenta, come è nata e perché tutto il mondo la festeggia (anche stando a casa da scuola) la festa del lavoro e dei lavoratori. Età di lettura: da 9 anni.

fondata+sul+lavoro

Fondata sul lavoro di Gustavo Zagrebelsky (Einaudi, 2013) € 10
Disponibile anche in ebook.

Il costituzionalismo ottocentesco, come dottrina politica, nasce con un marchio classista che l’oppone alla democrazia. Ma basta aprire la nostra Costituzione all’articolo 1 per vedere quanto lungo sia stato il cammino storico-concreto che da allora è stato compiuto: «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro». A questo ha condotto l’ascesa delle masse popolari, cioè del mondo del lavoro, alla vita politica e l’accesso alle istituzioni. In una parola, c’è stata la diffusione della democrazia, sia nella sua dimensione politica che sociale. Il riconoscimento del lavoro come fondamento della res publica, la cosa o la casa comune, significa compimento di un processo storico d’inclusione nella piena cittadinanza. L’articolo 3 della Costituzione, celebre e imitato in altre costituzioni che si sono ispirate alla nostra, è uno svolgimento dell’articolo 1: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono […] la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È bene tenerlo a mente, nel momento in cui azioni diverse tendono a violare il significato costituzionale del lavoro, e al tempo stesso, la dignità del lavoratore.

il+lavoro

Lavoro di Stefano Massini (Il Mulino, 2016) € 12

Si può parlare di lavoro in molti modi. Questo libro esplora tutti i meandri di una parola insidiosa e corrotta nell’uso, resa spesso inefficace dal suo rimbalzare tra i dialoghi sguaiati dei talk show. Davanti a noi si apre così una prospettiva inedita, quella del drammaturgo che si addentra per un sentiero tanto impervio quanto suggestivo. Il sipario si alza, la parola va in scena: sul palcoscenico si avvicendano personaggi storici e della fantasia, figure del cinema e della letteratura, uomini e umanoidi, ma soprattutto risuona la vita e il dramma del lavoro nel nostro presente.

la+nuova+geografia+del+lavoro

La nuova geografia del lavoro di Enrico Moretti (Mondadori, 2014) € 10.50 

Negli Stati Uniti l’economia postindustriale, basata sul sapere e sull’innovazione, sta cambiando profondamente il mercato del lavoro, sia per la tipologia dei beni prodotti sia per le modalità e, soprattutto, le località in cui vengono realizzati, creando enormi disparità geografiche in termini di istruzione scolastica, aspettativa di vita e stabilità famigliare. Per alcune regioni e città, infatti, la globalizzazione e la diffusione di nuove tecnologie vogliono dire aumenti nella domanda di lavoro, più produttività, più occupazione e redditi più alti. Per altre, chiusura di fabbriche, disoccupazione e salari sempre più bassi. E poiché questa radicale ridistribuzione di impieghi, popolazione e ricchezza è un processo destinato a diffondersi nei prossimi decenni in ogni angolo del Vecchio continente, Italia compresa, le dinamiche in atto oltreoceano offrono importanti lezioni anche per i paesi europei. Di questa “nuova geografia del lavoro” Enrico Moretti traccia una mappa dettagliata: visita città in ascesa, che vedono fiorire un virtuoso intreccio di buoni impieghi, talento e investimenti, e città in declino; passeggia per le vie di Pioneer Square, quartiere trendy di Seattle, e per quelle di Berlino, la capitale più attraente d’Europa, ma anche una metropoli sorprendentemente povera; e scopre che ogni posto di lavoro creato in centri di eccellenza dell’innovazione ne genera almeno cinque in altri settori produttivi, e tutti retribuiti meglio che altrove.

al+posto+tuo

Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2016) € 18

Qual è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca? Non siete i soli. Il risultato individuale è una maggiore convenienza immediata, quello collettivo è la fine di quei lavori. È una schizofrenia che ci riguarda tutti. Le macchine hanno sempre rimpiazzato gli uomini. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu. Ora sostituiscono il lavoro dei colletti bianchi. In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in piú ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai le macchine corrono troppo forte e distruggono piú posti di quanti non riescano a creare. Web e robot, dunque, dopo globalizzazione e finanza, stanno uccidendo la classe media. Perché piú le macchine diventano a buon mercato, piú gli esseri umani sembrano cari in confronto. Questo libro è un viaggio in un futuro che è già arrivato, a cui stiamo pagando un prezzo cruento, ma dall’esito non inevitabile. A patto che ce ne rendiamo conto, prendendo delle radicali contromisure.

lavorare+gratis+lavorare+tutti

Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati di Domenico De Masi (Rizzoli, 2017) € 18

Un’inchiesta, una requisitoria e una proposta per vincere la partita del lavoro in undici mosse.
Ormai non esiste famiglia dove non ci sia un figlio, un parente o un amico che non sia disoccupato. Se ne parla come di un appestato, abbassando la voce per non farsi sentire dagli estranei, e comunque sospettando che, sotto sotto, si tratti di un fannullone o di uno scapestra- to. Con la disoccupazione giovanile stabile oltre il 40 per cento, l’Italia è oggi un Paese con milioni di questi fannulloni e scapestrati. Tutte le soluzioni sperimentate finora, compresi i voucher e il jobs act, celano l’intento di ampliare a dismisura un esercito di riserva professionalizzato e docile, disponibile a entrare e uscire dal mondo del lavoro secondo le fluttuazioni capricciose del mercato. Invece bisognerebbe avere il coraggio di affrontare il problema in tutta la sua gravità: la disoccupazione non solo non diminuirà, ma è destinata a crescere. Basta guardarsi intorno: ieri le macchine sostituivano l’uomo alla catena di montaggio, domani software sempre più sofisticati lavoreranno al posto di medici, dirigenti e notai. Insomma, il progresso tecnologico ci procurerà sempre più beni e servizi senza impiegare lavoro umano. E la soluzione non è ostacolarne la marcia trionfale, ma trovare criteri radicalmente nuovi per ridistribuire in modo equo la ricchezza. Per questo i disoccupati e tutti coloro che temono di poterlo diventare, se vogliono salvarsi, devono adottare una precisa strategia di riscatto. Perché pretendere un comportamento e un’etica ritagliati sul lavoro quando il lavoro viene negato? Perché non trasformare i disoccupati in un’avanguardia di quel mondo libero dal lavoro e sperimentare le occasioni preziose offerte da quella libertà? Ciò che oggi si prospetta non è conquistare, lottando con le unghie e con i denti, un posto di ultima fila nel mercato del lavoro industriale, ma sedere nella cabina di regia della società postindustriale. La soluzione è un nuovo modello di sviluppo e di convivenza, che possa condurci verso approdi sempre meno infelici.

noi+sogniamo+il+silenzio

Noi sogniamo il silenzio di Adriano Olivetti (Edizioni di Comunità, 2015) € 6 Disponibile anche in ebook.

“Le radici dell’uomo sono nella natura e nel paesaggio. Vale quindi la pena affrontare un’apparente perdita di rendimento economico per evitare un opprimente e inesorabile distacco e per aumentare gli spazi destinati ai servizi sociali e culturali, sia nella progettazione urbanistica sia nei bilanci dello Stato e dei privati. Gli architetti, gli ingegneri, gli amministratori devono perciò persuadersi a essere al servizio della civiltà, che si riconosce dall’adeguatezza dei suoi spazi. Il mondo moderno ha chiuso l’uomo negli uffici e nelle fabbriche, tra l’asfalto delle strade e il disordinato intrecciarsi delle macchine, come in una prigione ostile e assordante dalla quale bisogna, presto o tardi, evadere.”

lotta+di+classe

Lotta di classe di Domenico Losurdo (Laterza, 2015)  € 13 Disponibile anche in ebook.

La crisi economica infuria e in molti evocano il ‘ritorno della lotta di classe’. Ma siamo davvero sicuri che la lotta di classe non ci sia più e che ci sia bisogno di evocarla? Domenico Losurdo rilegge e dialoga con i classici del pensiero filosofico e con gli intellettuali del nostro tempo per argomentare la mutevolezza di un conflitto che ha sempre avuto più ambiti in cui manifestarsi. La lotta di classe, infatti, fin dall’inizio della sua teorizzazione non è solo lo scontro tra borghesia e lavoro dipendente, fra capitale e lavoro, ma anche lo «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come sosteneva Marx, e «la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile», come invece pensava Engels. «Ma come si configura la lotta di classe nel Novecento, nel momento in cui il Terzo Reich in Europa e l’Impero del Sol Levante in Asia tentano di ridurre interi popoli alla condizione di schiavi destinati a servire la ‘razza dei signori’? E quali forme assume la lotta di classe nei paesi che hanno condotto una rivoluzione in nome del Manifesto del partito comunista? In che modo evitare che la teoria della lotta di classe non diventi facile populismo che tutto riduce allo scontro tra ‘umili’ e ‘potenti’, ignorando la molteplicità delle forme del conflitto sociale?» In un confronto serrato con Habermas, Arendt, Weil ecc., e con le correnti vecchie e nuove del marxismo e del post-marxismo (Negri, Žižek, Harvey ecc.), Domenico Losurdo procede a una originale rilettura della teoria di Marx ed Engels e della storia mondiale che prende le mosse dal Manifesto del partito comunista.

storia+della+mia+gente

 

Storia della mia gente di Edoardo Nesi (Bompiani, 2012) € 12

Premio Strega 2011. “Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninna nanna”. “Storia della mia gente” racconta dell’illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d’economisti ispirate solo dall’arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l’immane tornado della globalizzazione. Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l’autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell’uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.

il+lavoro+non+basta

Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi di Chiara Saraceno (Feltrinelli, 2015) € 15 Disponibile anche in ebook.

Già prima della crisi avere un’occupazione non aveva sempre garantito dalla povertà, soprattutto a livello familiare, sia perché sono aumentati i cosiddetti “cattivi lavori”, sia perché non sempre un reddito da lavoro in sé adeguato, ma modesto, è sufficiente a mantenere una famiglia. Accanto al reddito da lavoro individuale, fanno la differenza il numero dei percettori di reddito in una famiglia, la sua ampiezza, l’esistenza e la generosità dei trasferimenti sociali.

forza+lavoro+landini

Forza lavoro di Maurizio Landini (Feltrinelli, 2013) € 14

Se le diseguaglianze crescono, la recessione non si ferma, i governi traballano e i padroni chiudono, delocalizzano, ricattano, come si fa a restituire al lavoro la centralità che pure la nostra Costituzione proclama nel suo primo articolo? E qual è il ruolo del sindacato in questi nuovi scenari? È vero che la classe operaia non esiste più, che la sua rappresentanza è in crisi, che non ci possiamo più permettere lo stato sociale e le garanzie che abbiamo conosciuto negli scorsi decenni (e che erano state conquistate, appunto, grazie a dure lotte sindacali)? In questo libro, Maurizio Landini pubblica, affronta i nodi irrisolti della realtà italiana. Partendo dalla crisi, dalla rabbia sociale, dalle condizioni del paese, della gente, dei lavoratori e passando per l’impotenza della politica, la sottovalutazione dei media, le logiche perverse dell’economia finanziaria e globalizzata, Landini tenta di proporre una visione alternativa al pensiero unico liberista. Una visione che passa attraverso diritti da difendere (non solo quello al lavoro, ma anche alla salute, alla scuola e al welfare in generale), precarietà e disoccupazione da combattere anche grazie a un reddito di cittadinanza, ma soprattutto attraverso un investimento massiccio in democrazia, cominciando dal sindacato.

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