Giornata mondiale della poesia….

“Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.”

Giornata Mondiale della Poesia

DORMONO, DORMONO SULLA COLLINA
L’ANTOLOGIA DI SPOON RIVER COMPIE 100 ANNI

Radio3 la celebra in occasione della Giornata Mondiale della poesia

Il 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, Radio3 punteggerà tutto il palinsesto con l’ascolto di poesie tratte dall’Antologia di Spoon River, pubblicata in America nella sua versione definitiva nel 1916.

Saranno grandi voci del teatro e del cinema italiano (Sandro Lombardi, Roberto Latini, Lucia Mascino, Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Lucia Poli, Margherita Buy, Moni Ovadia, Valentina Lodovini, Tommaso Ragno, Lino Musella, Francesca Mazza, Filippo Dini, Paolo Mazzarelli, Eugenio Allegri, Milena Vukotic, Viola Graziosi, Michela Martini, Massimo De Francovich, Filippo Nigro, Fabrizio Parenti e molti altri) a dar corpo a quell’epopea della provincia americana che in un secolo ha stabilito record di lettori in tutto il mondo.

Ascolta le poesie tratte dall’Antologia di Spoon River qui

Scoperta in Italia da Cesare Pavese e uscita da Einaudi nel 1943 per la traduzione di una giovanissima Fernanda Pivano, quest’originalissima opera di Edgar Lee Masters, che alcuni fanno risalire come modello all’Antologia Palatina, nel nostro Paese ha avuto più di sessanta edizioni. Ne sono stati tratti dischi (il più celebre “Non al denaro non all’amore né al cielo” di Fabrizio De André), riduzioni teatrali, musicali, radiofoniche, televisive, sono state scritte tesi di laurea.

Così racconta la Pivano il suo primo incontro con questi testi: “Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l’Antologia di Spoon River: me l’aveva portata Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c’è tra la letteratura americana e quella inglese… l’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così: mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti”.

Chiarissimo e, in un certo senso definitivo, il giudizio di Pavese: “Un libro che comincia con un’elegia sul cimitero e va avanti con mariti scontenti, mogli adultere, scapoli scontrosi e bambini nati morti, e dove pressoché tutti si lamentano di aver mancata la vita, potrebbe anche parere, a sfogliarlo, una rassegna di casi clinici. La differenza sta soltanto nell’occhio del poeta che guarda i suoi morti, non con compiacenza malsana, o polemica, non coll’incoscienza, insomma, pseudoscientifica che tanto piace adesso disgraziatamente negli Stati; ma con una consapevolezza austera e fraterna del dolore di tutti, della vanità di tutti, e a tutti fa pronunciare la confessione, a tutti strappa una risposta definitiva, non per cavarne un documento scientifico o sociale, ma soltanto per sete di verità umana.” Radio 3″

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