Premio Nobel per la letteratura 2015 a Svetlana Alexievich

Premio Nobel per la Letteratura a Svetlana Alexievich
“Premiata la sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi.”

Nobel per la letteratura a Svetlana Aleksievic: “Amo la Russia, ma non quella di Stalin e Putin”

Nobel per la letteratura a Svetlana Aleksievic: "Amo la Russia, ma non quella di Stalin e Putin"

Scrittrice e saggista, metà ucraina e metà bielorussa, ha vinto il prestigioso riconoscimento per la sua “opera polifonica, un monumento al coraggio e al dolore della contemporaneità”. Dedica il premio alla Bielorussia, “schiacciata dalla storia” e non risparmia uno “schiaffo” verbale al presidente russo

di ALESSANDRA BORELLA

“Uno dei miei personaggi mi ha detto: ‘Solo un sovietico può capire un altro sovietico’. Avevamo tutti una sola memoria. La stessa: quella comunista”. Che è valsa a Svetlana Aleksievic il premio Nobel 2015 per la letteratura, assegnatole oggi alle 13 dall’Accademia di Svezia.

Saggista e giornalista, nata in Ucraina e cresciuta in Bielorussia, in esilio volontario a Parigi dal 2000, era proprio lei la favorita dei bookmakers. Ha narrato nei suoi libri il dramma collettivo del crollo dell’Unione Sovietica e del suo mito imperialista, da Incantati dalla morte al suo ultimo Tempo di seconda mano: racconto della nascita di una “nuova Russia”, dopo una popolare e corale “buonanotte al signor Lenin”. Un mosaico di umanità che ritrae la fine del comunismo, ma non solo: la guerra in Afghanistan in Ragazzi di zinco, la tragedia nucleare dell’Ucraina in Preghiera per Cernobyl.

Nei suoi racconti la Aleksievic resituisce fedelmente il senso della storia e dei suoi protagonisti: la vita, lo scenario, l’atmosfera domestica, il contesto. Dà loro voce direttamente, quasi scomparendo dietro le virgolette di centinaia di interviste e conversazioni che lei ascolta, annota, riporta. La scrittrice ha vinto per la “sua opera polifonica, tributo al coraggio e al dolore dei nostri tempi”, iniziata con il primo libro che la rese nota, nel 1983: una raccolta delle voci di centinaia di donne russe che avevano partecipato alla Seconda guerra mondiale in La guerra non ha un volto di donna. Uno stile che del giornalismo prende la parola asciutta, evocativa e dalla realtà storica dei suoi intervistati un racconto al tempo stesso epico e intimo della disillusione di un popolo che si confronta con la ricostruzione della propria identità.

“Non ci ho ancora pensato. Comunque i soldi li uso in un solo modo, compro la libertà”: ha risposto così alla domanda su come utilizzerà i soldi del Nobel. La Aleksievic ha ringraziato la Svezia perché “capisce il dolore russo” e ha dedicato il premio al suo Paese di origine, la Bielorussia: “Non è un premio per me, ma per la nostra cultura, per il nostro piccolo paese, che è stato messo nel tritacarne della storia”. Ricordando che scrive i suoi lavori in tempi molto lunghi, ha aggiunto: “Spero di avere la libertà di lavorare su questi due libri”.

Svetlana, nata il 31 maggio del 1948 nella città ucraina di Ivano-Frankivsk (un tempo Stanislav), ha iniziato la sua carriera come insegnante di storia, per poi diventare giornalista, dopo la laurea all’Università di Minsk tra il 1967 e il 1972. Ha poi sentito l’esigenza di scavare dentro i lati più oscuri della storia del suo Paese, denunciando i danni che le guerre hanno lasciato sul campo, nella psicologia delle persone. Ha dato voce ai sopravissuti, agli spettatori e ai reduci degli orrori. E, soprattutto, scegliendo la parte dei più deboli, contro il potere. Questa sua dichiarazione non lascia dubbi sulla sua opposizione politica: “Amo la Russia, ma non quella di Stalin e Putin”. L’intervento russo inUcraina è “un’occupazione, una invasione straniera”. E aggiunge: “Non mi piace neanche l’84% dei russi che chiede che gli ucraini vengano uccisi”. La scrittrice ha lanciato un monito contro il totalitarismo: “È difficile essere una persona onesta, ma non bisogna fare concessioni a un potere totalitario”. Il Cremlino risponde: “Probabilmente Svetlana non possiede tutte le informazioni necessarie per dare una valutazione positiva di ciò che sta accadendo in Ucraina”, così Dmitri Peskov, portavoce di Putin.

Altri nomi in lizza fino a oggi erano quelli degli statunitensi Joyce Carol Oates e Philip Roth (quest’ultimo tra i nomi dei possibili vincitori da decenni insieme a Thomas Pynchon e Bob Dylan) e il keniano Ngugi wa Thiong’o. C’erano anche gli italiani Umberto Eco e Dacia Maraini. Dal 1901, primo anno in cui fu assegnato il premio (al francese Sully Prudhomme), solo 13 del 111 vincitori sono state donne. Nel 2013 ha vinto la canadese ‘dei racconti brevi’, Alice Munro. Il Nobel dello scorso anno è andato invece al francese Patrick Modiano. Oltre che sulla Oates e su Roth, gli scommettitori puntavano quest’anno sull’autore giapponese, già molto popolare, Haruki Murakami, sul norvegese Jon Fosse e sull’irlandese John Banville.

Nobel per la letteratura a Svetlana Aleksievic: "Amo la Russia, ma non quella di Stalin e Putin"

I Nobel italiani per la letteratura (foto Graphomania)

Resta Dario Fo l’ultimo italiano che ha vinto il più prestigioso premio letterario mondiale, preceduto da Giosuè Carducci, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e dall’unica donna, Grazia Deledda. A febbraio di ogni anno l’Accademia compila una lista segreta di nomi proposti da un esclusivo gruppo che comprende professori di letteratura ed ex vincitori del premio. Quest’anno la lista comprendeva 220 nomi. A maggio la lista viene ridotta a cinque scrittori, i cui lavori vengono studiati durante l’estate dai membri dell’Accademia. Il vincitore viene tradizionalmente annunciato a metà ottobre e la cerimonia si tiene invece il 10 dicembre. Già assegnati i premi per la medicina, la fisica, la chimica. Domani sarà assegnato quello per la Pace.

FONTE
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