Leggere è libertà, di Mario Desiati contributo su Repubblica, a 8 gg dalle sue presentazioni in ns compagnia

L’Istat colloca la nostra regione in fondo alla classifica: 3 su 4 non hanno sfogliato neanche un libro negli ultimi anni

di MARIO DESIATI

16 gennaio 2015
La Puglia è una regione di non lettori. Quasi tre pugliesi su quattro non hanno mai sfogliato un libro negli ultimi due anni. I dati pubblicati ieri dall’Istat sulla produzione e la lettura dei libri in Italia sono impietosi. Penultima come lettori di libri (appena il 26,8 dei pugliesi ha preso in mano uno o più libri nell’anno appena trascorso), ma penultima anche nella classifica degli e-book: solo il 12,1 dei pugliesi ha scaricato un libro in formato digitale. Peggio soltanto la Basilicata.

Eppure la Puglia in questi anni è stata ricca di storie: il cinema, i romanzi, addirittura la stessa politica ha usato un linguaggio editoriale quando è stato lanciato il modo di dire “narrazione del territorio”. Tanti scrittori, pochi lettori. L’Istat sembra fotografare una realtà che è fatta di due Puglie totalmente scollate tra loro, una élite di artisti pugliesi che hanno costruito un’immagine accattivante del territorio, ma un territorio che sembra rimasto ancorato a un tempo lontano.

Prendiamo i dati sulla famiglia pugliese. Le famiglie maggiormente sprovviste di libri sono quelle della Basilicata (il 19,1% non possiede nemmeno un libro), della Sicilia (18,1%) e della Puglia (17,9%). Il primato negativo dei “non lettori” spetta alla Sicilia (71,8%) e ancora una volta -“medaglia d’argento” – alla Puglia (70,8%).

La relazione e le tavole pubblicate dall’istituto statistico raccontano varie sfaccettature di un mondo in evoluzione dove non c’è una vera crisi come in altri settori, il mercato e l’editoria digitale crescono a un buon ritmo, ma allo stesso tempo, la crisi della lettura di un territorio segnale le difficoltà dello stesso sotto altri profili. Scrive l’Istat, che le caratteristiche della popolazione che non pratica la lettura hanno anche conseguenze sociali. “L’incidenza di non lettori è maggiore nei comuni di minore ampiezza demografica e raggiunge il 60,8% nei comuni fino a 2.000 abitanti.” Quindi traendo le somme: “La scarsa propensione alla lettura è un indice di difficoltà di accesso anche ad altre risorse ed opportunità culturali”. Ai non lettori, infatti, corrispondono livelli di partecipazione culturale significativamente inferiori alla media: ad esempio, hanno visitato musei o mostre il 48,9% dei lettori contro il 13,3% dei non lettori, e siti archeologici o monumenti il 38,7% dei primi contro il 10,3% dei secondi, mentre hanno assistito a spettacoli teatrali il 32,3% dei lettori contro il 9,6% dei non lettori”.

E la mitica primavera pugliese è dunque sprofondata in questi dati sulla lettura e il consumo culturale? Forse non c’è mai stata una primavera pugliese nella lettura, continuano a chiudere le librerie, le biblioteche sono baluardi che lottano negli spazi difficili della burocrazia, in molti paesi non ci sono punti vendita che riescono a reperire le novità editoriali, i professori delle scuole sono spesso abbandonati al loro destino, ultimo presidio di libertà. Sì libertà. Leggere poco, infatti, è un segnale inquietante, siamo un territorio destinato a essere vissuto da gente meno libera e più condizionata. Tre pugliesi su quattro che non leggono vuol dire tre pugliesi su quattro più condizionabili. Leggere è libertà.

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