Questo è il maestro ospite del 2°appuntamento di “Un mare di storie” 8a rassegna per bambini ….che confluisce per l’estate in “Storie Italiane”

Giuseppe Caliceti maestro, scrittore, giornalista, operatore culturale……

FESTIVAL STORIE ITALIANE

“UN MARE DI STORIE” 8 RASSEGNA

2 INCONTRO CON

GIUSEPPE CALICETI

INSEGNANTE,SCRITTORE,GIORNALISTA 

     VENERDI’ 22 AGOSTO ORE 19,30

   GALLERIA PATRIOTI MOLFETTESI

Concerto di storie,conte e filastrocche con Giuseppe Caliceti e voi.

Quello che sta per cominciare è un concerto per filastrocchere,percussionista e platea di bambini .

Le filastrocche le porta Giuseppe le percussioni le suona chi le vuole suonare …….

La platea di bambini siete voi. Siete pronti?Allora forza

 

 

 

                                AD INVENTAR FILASTROCCHE RIECCHEGGIANDO I GRANDI

Questo è il maestro ospite del 2°appuntamento di “Un mare di storie” 8a rassegna per bambini ….che confluisce per l’estate in “Storie Italiane”

Giuseppe Caliceti maestro, scrittore, giornalista, operatore culturale……

VENERDI’ 22 AGOSTO ORE 19,30
GALLERIA PATRIOTI MOLFETTESI

AD INVENTAR FILASTROCCHE RIECCHEGGIANDO I GRANDI

101 CONTE, PENITENZE, FILASTROCCHE
C’è una filastrocca per ogni momento. Quella che reciti per scherzare con gli amici, quella che ti culla prima di dormire, quella che canti per gioco. E poi ci sono le conte, con cui scegli chi gioca per primo, chi affronta una sfida, chi fa la penitenza. In queste pagine ne trovi 101: tante filastrocche per giocare, cantare e, perché no, imparare una nuova lingua. Con le illustrazioni di Serge Bloch.

“Storie italiane”
“Un mare di storie” alla sua 8a edizione confluisce come sezione ragazzi in
“Storie italiane”
2° Appuntamento ragazzi e 6° Appuntamento del Festival

con Giuseppe Caliceti

Nato a Modena nel 1964, vive a Reggio Emilia, dove lavora come insegnante elementare e organizzatore culturale. Ha pubblicato “Marocchino. Storie italiane di bambini stranieri” per le edizioni Elle nel 1994, ma come “Rachid” e tanti altri volumi.
È ideatore e responsabile di “Bao’bab”, servizio del comune di Reggio Emilia dedicato a docenti e studenti interessati alla lettura e alla scrittura contemporanee.Ha pubblicato diversi libri di poesia e d’inchiesta. Collabora, come opinionista e vignettista, con quotidiani e riviste locali e nazionali. La sua rubrica tenuta nel portale Emilianet dal titolo “Pubblico/privato”, una sorta di diario interattivo in pubblico nel quale confluiscono i materiali più diversi è stata pubblicata successivamente: la quotidianità della vita e del lavoro nella scuola, la vivace vita culturale e politica emiliana, gli avvenimenti e le storie della Repubblica delle lettere, il lavoro con i giovani aspiranti narratori del progetto Baobab, le discussioni sui fatti salienti; e anche la vita più intima

Storie Italiane, il primo festival di letteratura a Molfetta
Il Ghigno – Un mare di storie
Ilghignolibreria Libreria Molfetta Il Ghigno Libreria Molfetta

Giuseppe Caliceti, Per far arrabbiare una maestra

 
 
 
Giuseppe Caliceti, insegnante e scrittore, tiene sul Manifesto la rubrica “I bambini ci parlano”, da cui abbiamo tratto questo testo.
 
Giuseppe Caliceti
 
Per far arrabbiare una maestra
 
 
Come si fa a fare arrab­biare un mae­stro o una mae­stra? «Per far arrab­biare una mae­stra basta non stu­diare mai». «Chiedi di andare in bagno appena è suo­nata la cam­pa­nella di fine ricrea­zione». «Se ti fa una domanda nell’interrogazione, non rispon­dere ma fare scena muta, cioè non dire le rispo­ste anche se per caso le sapevi». «Non stare mai attento in classe».
 
Come si fa?
«Basta pen­sare sem­pre a delle altre cose fuori della scuola». «Poi un’altra cosa che fa arrab­biare una mae­stra è inter­rom­perla men­tre parla». «O ascol­tarla quando alla ricrea­zione fa con­ver­sa­zione con altre maestre».
 
Ma quello che le mae­stre pro­prio non sop­por­tano cosa è?
«Le parolacce».
 
Cosa sono?
«Le paro­lacce sareb­bero parole che quasi tutti gli alunni della scuola cono­scono ma che a scuola non si pos­sono dire: tipo culo, tette, scemo, cre­tino.… Un’altra cosa che le mae­stre non sop­por­tano è quando tu per esem­pio stai facendo un pro­blema e le chiedi: “E dopo cosa fac­ciamo, mae­stra?”. Lei te lo dice e tu: “E dopo cosa fac­ciamo, mae­stra?” Insomma, sem­pre così».
 
 
 
Basta?
«No. Un’altra cosa ancora è quando non fa i com­piti e non glielo dici appena arrivi a scuola ma la mae­stra lo sco­pre dopo, come suc­cede spesso a una mia com­pa­gna di classe. La mae­stra un lunedì mat­tina si è arrab­biata mol­tis­simo! Ha detto: “Ma allora tu vuoi pren­dermi in giro, Cri­stina! Nella nostra scuola a tempo pieno vi diamo il com­pito scritto solo nel fine set­ti­mana e tu non lo fai mai? E se io non me ne accor­gevo? Ve l’ho detto mille volte: può capi­tare di don avere il tempo di fare i com­piti o di dimen­ti­car­sene, ma me lo dovete dire appena venite a scuola”. Cri­stina l’ha guar­data e ha detto: “Sì, mae­stra, hai ragione, solo che se io me ne sono accorta solo ora, che non li ho fatti? Come facevo a dir­telo prima?”
 
Come sono le mae­stre quando si arrab­biano?
«Tutte le mae­stre, quando non sono arrab­biate, sono fan­ta­sti­che: come le mamme quando sono con­tente e non sono stan­che. Sono pazienti, sor­ri­dono quasi sem­pre, par­lano a bassa voce, sono dolci, gen­tili. Quando però per­dono la pazienza diven­tano delle belve e urlano come pazze». «La frase che urlano più spesso è que­sta: “Bam­bine, bam­bini, vi ho detto di smet­tere di urlare e di fare con­fu­sione!” La cosa un po’ ridi­cola è che men­tre lo dicono tutti noi bam­bini siamo in silen­zio e pro­prio loro stanno urlando». «E’ vero. Ma nes­suno deve ridere o si deve muo­vere, quando una mae­stra si arrab­bia! Se ride o si muove, peg­gio per lui o per lei». «E’ vero. Alcune mae­stre gli pos­sono anche dire di andare cin­que minuti fuori dall’aula, die­tro la porta».
 
Cosa vogliono le mae­stre?
«Quasi sem­pre le mae­stre fanno dicono o fanno delle cose che i loro alunni si aspet­tano che lei dica o lei fac­cia, soprat­tutto se è la mae­stra da tanti anni. Certe volte però dicono o fanno delle cose che i loro alunni non si aspet­tano…». «Poi le mae­stre certe volte si amma­lano. Quando si amma­lano non viene una sup­plente come quando anda­vano a scuola mia mamma o mia nonna, ma le altre mae­stre della scuola che non sono amma­late divi­dono la nostra classe in tanti grup­petti e ognuno va nell’aula di un’altra mae­stra. Di solito a fare un dise­gno fin­ché non suona l’ultima campanella».
 
Cosa fanno le mae­stre quando non sono a scuola?
«Boh». «Alcune volte io e i miei geni­tori abbiamo incon­trato una delle mie due mae­stre fuori dalla scuola. All’ipermercato. E’ strano vedere le mae­stre fuori dalla scuola per­ché certe volte non sem­brano nean­che delle mae­stre ma delle donne come tutte le altre». «Tutte le volte che non sono a scuola le mae­stre sono sem­pre gen­tili come quando siamo a scuola, però hanno quasi sem­pre fretta».
 
Il Manifesto – 12 giugno 2014
 
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