Questo è il maestro ospite del 2°appuntamento di “Un mare di storie” 8a rassegna per bambini ….che confluisce per l’estate in “Storie Italiane”

 

Giuseppe Caliceti, Per far arrabbiare una maestra

 
 
Giuseppe Caliceti, insegnante e scrittore, tiene sul Manifesto la rubrica “I bambini ci parlano”, da cui abbiamo tratto questo testo.
Giuseppe Caliceti
Per far arrabbiare una maestra
Come si fa a fare arrab­biare un mae­stro o una mae­stra? «Per far arrab­biare una mae­stra basta non stu­diare mai». «Chiedi di andare in bagno appena è suo­nata la cam­pa­nella di fine ricrea­zione». «Se ti fa una domanda nell’interrogazione, non rispon­dere ma fare scena muta, cioè non dire le rispo­ste anche se per caso le sapevi». «Non stare mai attento in classe».
Come si fa?
«Basta pen­sare sem­pre a delle altre cose fuori della scuola». «Poi un’altra cosa che fa arrab­biare una mae­stra è inter­rom­perla men­tre parla». «O ascol­tarla quando alla ricrea­zione fa con­ver­sa­zione con altre maestre».
Ma quello che le mae­stre pro­prio non sop­por­tano cosa è?
«Le parolacce».
Cosa sono?
«Le paro­lacce sareb­bero parole che quasi tutti gli alunni della scuola cono­scono ma che a scuola non si pos­sono dire: tipo culo, tette, scemo, cre­tino.… Un’altra cosa che le mae­stre non sop­por­tano è quando tu per esem­pio stai facendo un pro­blema e le chiedi: “E dopo cosa fac­ciamo, mae­stra?”. Lei te lo dice e tu: “E dopo cosa fac­ciamo, mae­stra?” Insomma, sem­pre così».
Basta?
«No. Un’altra cosa ancora è quando non fa i com­piti e non glielo dici appena arrivi a scuola ma la mae­stra lo sco­pre dopo, come suc­cede spesso a una mia com­pa­gna di classe. La mae­stra un lunedì mat­tina si è arrab­biata mol­tis­simo! Ha detto: “Ma allora tu vuoi pren­dermi in giro, Cri­stina! Nella nostra scuola a tempo pieno vi diamo il com­pito scritto solo nel fine set­ti­mana e tu non lo fai mai? E se io non me ne accor­gevo? Ve l’ho detto mille volte: può capi­tare di don avere il tempo di fare i com­piti o di dimen­ti­car­sene, ma me lo dovete dire appena venite a scuola”. Cri­stina l’ha guar­data e ha detto: “Sì, mae­stra, hai ragione, solo che se io me ne sono accorta solo ora, che non li ho fatti? Come facevo a dir­telo prima?”
Come sono le mae­stre quando si arrab­biano?
«Tutte le mae­stre, quando non sono arrab­biate, sono fan­ta­sti­che: come le mamme quando sono con­tente e non sono stan­che. Sono pazienti, sor­ri­dono quasi sem­pre, par­lano a bassa voce, sono dolci, gen­tili. Quando però per­dono la pazienza diven­tano delle belve e urlano come pazze». «La frase che urlano più spesso è que­sta: “Bam­bine, bam­bini, vi ho detto di smet­tere di urlare e di fare con­fu­sione!” La cosa un po’ ridi­cola è che men­tre lo dicono tutti noi bam­bini siamo in silen­zio e pro­prio loro stanno urlando». «E’ vero. Ma nes­suno deve ridere o si deve muo­vere, quando una mae­stra si arrab­bia! Se ride o si muove, peg­gio per lui o per lei». «E’ vero. Alcune mae­stre gli pos­sono anche dire di andare cin­que minuti fuori dall’aula, die­tro la porta».
Cosa vogliono le mae­stre?
«Quasi sem­pre le mae­stre fanno dicono o fanno delle cose che i loro alunni si aspet­tano che lei dica o lei fac­cia, soprat­tutto se è la mae­stra da tanti anni. Certe volte però dicono o fanno delle cose che i loro alunni non si aspet­tano…». «Poi le mae­stre certe volte si amma­lano. Quando si amma­lano non viene una sup­plente come quando anda­vano a scuola mia mamma o mia nonna, ma le altre mae­stre della scuola che non sono amma­late divi­dono la nostra classe in tanti grup­petti e ognuno va nell’aula di un’altra mae­stra. Di solito a fare un dise­gno fin­ché non suona l’ultima campanella».
Cosa fanno le mae­stre quando non sono a scuola?
«Boh». «Alcune volte io e i miei geni­tori abbiamo incon­trato una delle mie due mae­stre fuori dalla scuola. All’ipermercato. E’ strano vedere le mae­stre fuori dalla scuola per­ché certe volte non sem­brano nean­che delle mae­stre ma delle donne come tutte le altre». «Tutte le volte che non sono a scuola le mae­stre sono sem­pre gen­tili come quando siamo a scuola, però hanno quasi sem­pre fretta».
Il Manifesto – 12 giugno 2014
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