Addio a Nadine Gordimer, Nobel bianco contro l’apartheid

 

SUDAFRICA

È morta Nadine Gordimer

    • 14 luglio 2014

Nadine Gordimer a Roma nel 2006. (Alberto Cristofari, A3/Contrasto)

La scrittrice sudafricana Nadine Gordimer è morta nella sua casa di Johannesburg il 13 luglio 2014. Aveva novant’anni.

Gordimer, che nel 1991 aveva ricevuto il premio Nobel per la letteratura “per essere stata di enorme beneficio all’umanità grazia alla sua scrittura magnifica ed epica”, aveva militato nell’African national congress durante l’apartheid ed era una delle personalità sudafricane più vicine a Nelson Mandela, con il quale aveva collaborato dopo la sua liberazione. Esattamente un anno fa era stata intervistata dalla Stampa.

Tra le mura di casa sua, davanti al caminetto del soggiorno, hanno preso forma le novelle che hanno fatto conoscere al mondo le complesse dinamiche del suo paese, qui si è costruito il Sudafrica del post apartheid. “Dopo la liberazione di Madiba offrii la mia casa agli esponenti dell’African national congress e del Partito nazionale, che avevano bisogno di un rifugio sicuro, lontano da occhi indiscreti, dove negoziare il futuro del paese. Ora però questo futuro è a rischio, e il nostro sogno rischia di svanire”.

Sui divani dove siamo seduti si incontrarono i protagonisti della transizione democratica, F.W. De Klerk e Nelson Mandela, amico della scrittrice sudafricana dai tempi del processo di Rivonia. Tre premi Nobel, due per la pace e uno per la letteratura, nella stessa casa e allo stesso momento. Una situazione difficile da immaginare in qualsiasi altro luogo del mondo, ma che ascoltando i racconti della Gordimer assume i contorni di una semplice conversazione tra amici di lunga data: “Io stavo al piano superiore, indaffarata con i protagonisti dei miei romanzi, mentre al piano inferiore si discuteva di come tenere insieme il paese che usciva dagli anni terribili dell’apartheid. Un regime – non dimentichiamolo mai – che durò così a lungo grazie ai finanziamenti e le armi inviate dall’Europa”.

Con Pietro Veronese, su la Repubblica, nel marzo del 2014 aveva parlato della sua malattia, un cancro al pancreas, e aveva spiegato che non pensava di scrivere un altro romanzo: “Forse scriverò ancora un paio di racconti. Non ho più l’energia, scrivere mi fa star male e sono troppo critica, troppo esigente verso il mio lavoro, non credo che accetterei qualcosa che non mi soddisfa”.

Tra i suoi libri pubblicati in Italia ci sono i romanzi Un mondo di stranieri, Occasione d’amore, Il conservatore, Luglio, Nessuno al mio fianco e il saggio Vivere nella speranza e nella storia: note dal nostro secolo.

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