Libri da consigliare

  Due fratelli e una donna: la loro moglie

Rimane un mistero – e forse è un bene che sia così – comprendere come possa accadere che dai medesimi genitori possano nascere creature tanto diverse tra loro. Come nel caso dei due fratelli indiani protagonisti di questo struggente romanzo: due giovani studenti di Calcutta – Subhash e Udayan – che la sorte ha voluto identici nei tratti somatici ma opposti per caratteri e ideali. Moderato e riflessivo il primo, ribelle e inquieto il secondo. Due destini inevitabilmente contrapposti, vite che si separeranno, e non solo geograficamente…

Eppure qualcosa vien fuori, da questo disastro umano: una donna che ha amato il giovane combattente e che si ritroverà sposa anche al fratello, per ragioni che sarebbe un delitto svelarvi ora. Rimane il gusto per una lettura densa e epica, che attraversa decenni e generazioni sempre guidata dalla forza dei sentimenti e da un personaggio femminile come difficilmente se ne incontrano in letteratura. Un romanzo che non potevamo non consigliarvi!

 

 La casa tonda

Sembra un problema lontano da noi anni luce, ma nelle pagine di questo straordinario romanzo diviene centrale, essenziale. Un nostro problema.

Perché la tragedia dei nativi d’America è assai diversa – ora lo sanno anche i più piccoli – da quella che ci raccontavano nei film western: i cattivi non erano gli Indiani. Anzi.

A distanza di generazioni, però, la vita nelle riserve è ancora complicata. Parte da qui la storia di Joe, un ragazzino che un giorno si ritrova con una mamma, quasi ammazzata da uno sconosciuto, che ora sembra disinteressarsi del mondo. E un padre, giudice dei nativi, che non sa gestire una faccenda più grande di lui.

Siamo nel 1988 nel North Dakota, eppure sembra ieri che gli indiani erano padroni delle loro terre, che si ritiravano a pregare nelle “case tonde”, che alzavano in cielo i canti del bisonte. Cosa non ha funzionato? Cosa continua a non funzionare? E chi deve prendere in mano il caso: la polizia americana o quella indiana? Sono gli occhi di un ragazzino gli unici a saper decifrare il passato e a dare qualche speranza per il futuro.

 

C’era una volta il “rinascimento romano”…

A volte le nostre metropoli sembrano somigliarsi tutte, almeno negli ultimi anni.

Un tempo non era così. Basta dare un’occhiata ai risvolti di copertina di questo libro per rendersene conto. Riportiamo qualche nome a casaccio: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Elsa Morante, Alberto Moravia, Truman Capote, Italo Calvino, Mario Schifano, Mick Jagger.

Non solo nomi da rotocalco o da libri di storia, ma vere passioni, amicizie, drammi, collaborazioni. E su tutto, maestosa, una città che lanciandosi dal trampolino degli anni Cinquanta si tuffa nel mare della modernità, finendo per galleggiare o poco più dopo le rivolte studentesche e l’arrivo dei primi anni Settanta.

In un pugno di anni il mondo intero assiste ammirato a un vero e proprio “rinascimento romano”, nel quale talento, trasgressione ed estro artistico si fusero in una amalgama irresistibile.

Prima di dire addio a tutto questo, godetevi il racconto della Petrignani. Dopo, non resterà che sperare in un nuovo miracolo romano…

 

Harry, uno di noi

Harry Rent non è un poco di buono, questo è certo. Casomai è soltanto “poco”. C’è poco sale nel matrimonio con la moglie Anna, è grigio il rapporto con il lavoro (fa il radiologo), appare sempre scarsa la sua capacità di prendere decisioni. Ma una vita così “poca” meritava di essere raccontata? Oh, sì: perché a un tratto accade qualcosa di imprevisto, e purtroppo molto umano: Anna muore sotto i ferri durante un banale (apparentemente) intervento di chirurgia plastica. A questo punto Harry diventa il nostro eroe. Non si trasforma in un vedovo intrepido, questo no, ma ce la mette tutta – poveraccio – per fare di sè un uomo diverso. Né migliore nè peggiore: già diverso va benone. Assume a proprio eroe nientemeno che il Conte di Montecristo. Già, ma prima bisognerebbe leggerlo, quel libro, ma accidenti quante pagine! Meglio ripiegare su una edizione ridotta…

E via così: il nuovo Harry – quello rivisto –  è uno che fa del proprio meglio, si imbatte in situazioni tragicomiche e questo via vai di semi fallimenti (o semi successi,  fate voi) rende il romanzo godibilissimo e appassionante dalla prima all’ultima pagina.

Vi sorprenderete a fare il tifo per lui, anche se non vorreste mai essere al suo posto.

Buona lettura !

 

Niente lacrime per la signorina Olga

In questo giallo d’altri tempi non si muore di vecchiaia

Il nome di Edda Lanza probabilmente non dice molto alla maggioranza dei lettori di oggi, ma chi ha passato gli “anta” ricorda senz’altro questa pioniera della radiotelevisione italiana. Nessuno però poteva immaginare che una mite signora ormai avanti con gli anni serbasse nel cassetto un tale congegno a orologeria. A detta dell’editore, pare anzi che di altri romanzi già pronti ce ne siano parecchi…

Ci piace consigliare questo libro perché al di là dell’intreccio poliziesco (il protagonista, appunto, è un commissario di origini napoletane, trapiantato a Milano), sembra di rivivere certe atmosfere che rimandano a nomi quali Piero Chiara e Giorgio Scerbanenco. Un linguaggio composto, ordinato, come un centrotavola ben piazzato, come un sobrio soprammobile  che fa bella mostra di sé nel salotto buono. Insomma, una lettura deliziosa, nel senso letterale del termine. Di questi tempi, non è poco.

Ah già, la trama: ma scopritela voi, cosa potremmo aggiungere? C’è una vittima, certo, ed è sin troppo chiaro che il suo nome è Olga. Sembrava una donna tranquilla e riservata, invece fa una morte orribile e apparentemente ingiustificata: si può fare una fine del genere per un quadro che non vale nulla? Per il commissario Gilardi sarà l’inizio di un’avventura professionale che avrà risvolti di non poco conto anche nella sua vita privata. Ma ora basta così, davvero. Buona lettura!

 

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry

“Lei non aveva dimenticato. Dopo tutti quegli anni. Lui invece aveva vissuto la sua vita normalmente, come se quello che lei aveva fatto, non significasse nulla. Non aveva provato a fermarla. Non le era andato dietro. Non le aveva neppure detto addio.”

Cosa può spingere una persona ordinaria a fare per la prima volta “qualcosa”? Una mattina Harold Fry, un normale pensionato inglese, riceve una lettera inaspettata. A scrivergli è una sua vecchia amica, Queenie Hennessy, che lo informa che sta morendo di cancro in una clinica di Berwick, un paesino al confine con la Scozia. Harold e Queenie hanno lavorato insieme in un birrificio ma non si vedono più da circa vent’anni. Harold decide di risponderle, scrive anche lui una lettera e va ad imbucarla. Ma c’è qualcosa che non va. Forse nelle parole cha ha scritto, forse in quelle che ha letto, forse in se stesso. Non è solo la malattia di Queenie a turbarlo, ma anche qualcosa successo tra loro prima che lei venisse licenziata. Mentre ci pensa un po’ su, inizia a camminare verso la cassetta successiva, poi fino a quella dopo e a quella dopo ancora. Niente, nel momento di imbucare, qualcosa lo blocca. Harold indossa un paio di scarpe leggere da barca a vela, e sa che non ha con se nè il cellulare nè una cartina. In fondo è solo un “quasi” vecchio abbastanza raggrinzito che è uscito di casa un momento per imbucare una lettera. Sa anche che tra lui e Queenie, così come tra La Manica e la Scozia, c’è di mezzo tutta l’Inghilterra, un migliaio di kilometri circa, ma è proprio in quel momento che dentro di lui matura qualcosa di inspiegabile. Harold decide di raggiungere Queenie, e di farlo così com’è, da solo e a piedi. “Finchè camminerò lei non morirà”, pensa Harold mentre si mette in marcia in preda ad una vitalità e ad una fiducia in se stesso che forse non aveva mai provato. E lo scrive anche a Queenie:“Io continuerò a camminare, tu devi continuare a vivere.” Ce la farà Queenie ad aspettarlo? E nel frattempo, cosa penserà sua moglie Maureel? Si sentirà abbandonata o finalmente libera? Ma Harold, intanto, ha semplicemente scelto di mettere un piede davanti all’altro e piano piano tutto sembra cambiare sia dentro che fuori di se. A decine, durante il suo cammino, lo avvicinano, lo aiutano, lo eleggono a loro icona e a loro speranza e gli raccontano cose che non avrebbero confessato neanche ai propri cari. Harold, così, da uomo “qualunque” diventa un nuovo Forrest Gump.

“Non so spiegare perchè penso di potercela fare, quando è tutto contro di me.”

Tutto questo, e molto altro, nel primo fortunatissimo romanzo di Rachel Joyce “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry”, (Sperling & Kupfer), best seller in molti paesi europei e libro consigliato dai librai .

Il booktrailer

A volte ci vuole un milione di passi per ritrovare se stessi. A volte basta un incontro per trasformare una vita.

 

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