Per non dimenticare ,Leggere per ricordare

27 Gennaio un giorno per non dimenticare…

…anche se bisognerebbe ricordare tutti i giorni

Voi che vivete sicuri 
Nelle vostre tiepide case; 
Voi che trovate tornando la sera 
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo 
Che lavora nel fango 
Che non conosce la pace 
Che lotta per mezzo pane 
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna, 
Senza capelli e senza nome 
Senza più forza di ricordare 
Vuoti gli occhi e freddo il grembo 
Come una rana d`inverno:

Meditate che questo è stato: 
Vi comando queste parole: 
Scolpitele nel vostro cuore 
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi; 
Ripetetele ai vostri figli: 
O vi si sfaccia la casa, 
La malattia vi impedisca, 
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi 

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Nessun filo spinato fermerà il vento

Brecht, Bertold

 Berlino, 1932. Attribuita anche al pastore Martin Niemöller

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

 Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

 Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

 Poi vennero a prendere i comunisti,

ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

 Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA,I CONSIGLI DI LETTURA

“La nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa,la demolizione dell’uomo” Primo Levi

Romanzi,saggi e fumetti in ricordo dell’olocausto.
 Trovi altri consigli di lettura dedicati alla giornata della memoria nelle nostra libreria.
il+diario+di+helga

IL DIARIO DI HELGA di Helga Weiss, Einaudi 2014Il diario di Helga è una testimonianza sull’orrore del nazismo, un volume scritto da Helga Weiss quando era ancora una ragazza e cercava di sopravvivere nei campi ci concentramento di Terezin e Auschwitz. Lei, Helga Hošková-Weissová, è nata nel 1929, lo stesso anno di Anna Frank. Helga è un’ebrea che ha trascorso la sua prima infanzia a Praga. Nel settembre del 1938 la città dell’attuale Repubblica Ceca è in fermento. L’esercito si muove per cercare di contrastare l’arrivo dei nazisti. Helga è ancora bambina, e non capisce bene il significato di ciò che le sta accadendo intorno. Sente solamente il frastuono dei bombardamenti e sa che spesso deve correre. Intanto però continua a scrivere e a disegnare, riporta ciò che vede e sente, con l’innocenza di una bambina. Poi vi sono i divieti e le persone che spariscono improvvisamente. E ad un tratto capisce dove le persone sparivano, perché la stessa sorte tocca anche a lei e alla sua famiglia. Prima viene portata a Terezin, e poi da lì ad Auschwitz. Helga, ancora ragazzina, conosce quel luogo orribile che va oltre qualsiasi logica, impara cos’è un campo di concentramento, mentre le viene strappata la sua infanzia. Lei però continua a scrivere e a disegnare, dando vita ad un volume che è un colpo al cuore, in cui nemmeno il filtro dell’innocenza ha saputo stemperare le ignominie e le mostruosità. Il diario di Helga è un volume in cui Helga Weiss racconta la sua vita da adolescente nei campi di concentramento di Terezin e Auschwitz.
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BALLANDO AD AUSCHWITZ 
di Paul Glaser, Bompiani 2014Cresciuto in una devota famiglia cattolica nei Paesi Bassi, Paul Glaser, già adulto, scopre di avere origini ebraiche. Turbato da questa rivelazione casuale, Paul cerca di capire cosa è successo alla sua famiglia durante la Seconda guerra mondiale, il motivo di un silenzio così lungo sulla propria identità, e il motivo della misteriosa frattura fra suo padre e Rosie, zia di Paul. Rosie Glaser, ebrea non praticante, è una donna magnetica, sensuale, esuberante, astuta, innamorata del ballo che neppure quando i nazisti prendono il potere si spaventa, e anzi apre una scuola di ballo nell’attico dei suoi genitori, naturalmente illegale. Tradita dagli uomini di cui si fidava, arrestata dalle SS, finisce ad Auschwitz. Nel campo di concentramento è determinata a sopravvivere, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione, anche la sua passione per il ballo, anche la sua capacità seduttiva, messa a dura prova negli stenti cui è costretta. Delle milleduecento persone che sono arrivate con lei ad Auschwitz, solo otto sono sopravvissute. E tra loro c’è Rosie. Illustrato da una ricca selezione di foto, “Ballando ad Auschwitz” è insieme la cronaca di una indagine e di una scoperta che cambiano la vita di un uomo, Paul Glaser; è anche il ritratto di una donna straordinaria, segnata dall’amore, dal tradimento e dal coraggio.
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L’ISOLA LONTANA di Annika Thor, Feltrinelli 2014Estate del 1939. Due sorelline ebree austriache sono inviate dai genitori in Svezia, dove abiteranno presso due famiglie diverse su un’isola al largo di Göteborg. Steffi e Nelli pensano di rimanere lontane dai genitori per pochi mesi, ma poi scoppia la guerra, e quasi senza che se ne rendano conto passano gli anni. Alla fine del conflitto Steffi avrà ormai diciotto anni e avrà compiuto tutte le tappe della crescita, la scoperta dell’amore, del tradimento, della rabbia e del dolore dell’adolescenza, fino a diventare donna. Un romanzo ispirato alla storia vera di un folto gruppo di bambini ebrei sfuggiti alle persecuzioni naziste e ospitati in Svezia per un lungo periodo. Le difficoltà del loro inserimento, il rapporto con le nuove famiglie, la relazione con i compagni e la nostalgia per i genitori sono i temi portanti di questo romanzo. La narrazione dal punto di vista delle protagoniste, che vivono le avventure della crescita in una terra lontana, ci mostra da vicino la bontà e la cattiveria di un’umanità varia e straordinariamente vera. Età di lettura: da 10 anni.
io+sono+ultimo+ebreo
TREBLINKA 1942 – 1943. Io sono l’ultimo ebreo di Chil Rajchman, Bompiani 2014″Rajchman è un sopravvissuto di Treblinka. Ha visto tutto, sentito tutto, provato tutto. Ha il coraggio di deporre per la Storia. Il suo racconto è di una densità che dà i brividi. Credo di aver letto molte opere su questo stesso soggetto. E tutte sono dolorose. Alcune sollecitano dei dubbi sull’uomo, altre sul suo creatore. Quella di Rajchman, con la sua semplicità commovente, apre degli orizzonti nuovi nell’immaginario del Male. […] Il viaggio angosciante verso l’Ignoto. L’arrivo. L’abbandono delle ultime proprietà. La separazione delle famiglie. Le urla. Il sadismo degli ’assassini’ e la tortura umiliante delle vittime. Il sistema funziona alla perfezione. Tutto è previsto, programmato. Gli uccisori uccidono e gli ebrei muoiono. Rajchman è restato un anno a Treblinka: dal 1942 al 1943, fino alla rivolta eroica dei disperati, cui aveva partecipato. In questo lasso di tempo, nell’odore pestilenziale permanente, ha conosciuto ciò che nessuno dovrebbe vedere: lavorava lì dove le vittime, uomini, donne e bambini, andavano verso la morte. Era lui l’ultimo essere umano che le donne vedevano prima di soffocare nelle camere a gas.[…] Come ha fatto Rajchamnn a vivere e sopravvivere con i morti adattandosi così velocemente a situazioni così pietrificanti? Nel giro di ventiquattro ore, è colui che taglia i capelli ai condannati. Poi quello che smista i loro vestiti, frugando nelle tasche segrete.” (Dalla postfazione di Elie Wiesel) Prefazione di Annette Wieviorka.
jan+karski
JAN KARSKI. L’uomo che scoprì l’olocausto di Marco Rizzo Lelio Bonaccorso (Rizzoli Lizard, 2014)Evase da un gulag e dal ghetto di Varsavia, sopportò le torture delle SS e sfuggì al fuoco dei bombardamenti. Portava con sé una verità che avrebbe dovuto scuotere il mondo dalle fondamenta, ma una volta al cospetto dei potenti la sua voce si perse nell’incredulità e nell’indifferenza, schiacciata dalle ferree leggi della guerra. Queste sono le parole inascoltate del partigiano polacco che nel 1943 denunciò a Churchill e a Roosevelt gli orrori della Shoah. Questa è l’incredibile storia di Jan Karski.
la+seconda+generazione
LA SECONDA GENERAZIONE di Michel Kichka (Rizzoli Lizard, 2014)”La notizia del suicidio di Charly, il mio fratellino minore, mi arrivò una sera per telefono. Poco prima che partissi, passò a salutarmi un amico. Mi abbracciò e mi disse: ’Un’altra vittima della Shoah’. Ero in un tale stato di shock che non prestai attenzione a quella riflessione, che mi tornò poi in mente durante il volo. Avevo già sentito parlare della sindrome della ’seconda generazione’. E io? Ero al riparo, da quella malattia?”
per+questo+ho+vissuto
PER QUESTO HO VISSUTO di Sami Modiano (Bur, 2014)”Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo.” Come tanti sopravvissuti all’Olocausto, per molti anni Sami Modiano è rimasto in silenzio. In che modo dare voce al dolore di un’adolescenza bruciata, di una famiglia dissolta, di un’intera comunità spazzata via? Nato nella Rodi degli anni Trenta, un’isola nella quale ebrei, cristiani e musulmani convivono pacificamente da secoli, Sami non conosce la lingua dell’odio e della discriminazione. Ma quando le leggi razziali colpiscono la sua terra, all’improvviso si ritrova bollato come “diverso”. E a tredici anni, nell’inferno di Auschwitz-Birkenau, vedrà morire familiari e amici fino a rimanere solo al mondo a lottare per la sopravvivenza. Al miracolo che lo porta fuori dal campo non seguono tempi facili: Sami si ritrova in prima linea con l’esercito sovietico ed è poi costretto a fuggire a piedi attraverso mezza Europa per poi giungere in un’Italia messa in ginocchio dalla guerra. Dopo due anni di lavoretti malsicuri e pessimi alloggi, ma rallegrati dagli amici e dalla scoperta dell’amore, appena diciassettenne Sami sceglie di nuovo di andarsene, questa volta in Congo belga. Qui gli arriderà il successo professionale ma lo attendono nuovi pericoli, allo scoppio della guerra civile. La storia di Sami Modiano è una trama intessuta di addii e partenze alle quali lui ha sempre opposto la determinazione a riappropriarsi delle sue radici.
il+cuore+se+potesse+pensare
IL CUORE, SE POTESSE PENSARE di Sultana Razon (Bur, 2014)Nel 1939 Sultana, detta Susy, ha sette anni, dei bei boccoli neri, e non sa che la vita normale sta per finire. Nell’agosto del 1941 l’intera famiglia si ritrova nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia. Nel giugno del 1944, si aprono per loro i cancelli di Bergen-Belsen. Sono anni di paura, fame, violenza. Ed è solo l’inizio. Perché al ritorno a casa, nel dopoguerra, Susy scopre che la lotta per la sopravvivenza non è affatto finita. La aspettano la miseria di una Milano in rovina, i sacrifici per poter studiare, il lavoro febbrile per perseguire un obiettivo difficile per una donna in quegli anni: la carriera medica, nel neonato reparto di pediatria del Fatebenefratelli prima e all’ospedale San Carlo poi. Ma questo è anche il tempo delle scoperte e dell’entusiasmo per i progressi della medicina, del clima fervido di cambiamento sociale, di avventure sentimentali fino alla passione totalizzante e travagliata per quello che rimarrà per sempre il grande amore: Umberto Veronesi. Anno dopo anno, nonostante il lavoro durissimo, i sei figli, i lutti, la malattia, Susy si riappropria della sua vita, tiene alta la bandiera della sua indipendenza, e dà vita a un clan familiare numeroso e vitale, allargato, composito, unito. Sultana Razon ci accompagna nel racconto di un’esistenza densa e drammatica con uno stile secco, ruvido, veloce, capace di attraversare senza alcuna retorica il desiderio e l’orrore, la fatica e il gusto di vivere.
contro+il+giorno+della+memoria


CONTRO IL GIORNO DELLA MEMORIA
 di Elena Loewenthal (Add, 2014)Il 27 gennaio di ogni anno si evoca il ricordo della Shoah. Si organizzano eventi, incontri, celebrazioni ufficiali. Ma che cosa sta diventando questo Giorno della Memoria? Una cerimonia stanca, un contenitore vuoto, un momento di finta riflessione che parte da premesse sbagliate per approdare a uno sterile rituale dove le vittime vengono esibite con un intento che sembra di commiserazione, di incongruo risarcimento. Ma la memoria che si sventola in quella data non è degli ebrei, è dell’Europa intera: deve essere elaborata e fatta propria, non diventare uno spazio da addobbare con la retorica. Elena Loewenthal dà voce ai suoi dubbi e alle sue riflessioni su quello che per lei è un grande errore collettivo, l’errore di chi vuole, per un giorno soltanto, provare ad addolcire una coscienza civile per alleggerire il senso di colpa.

se+questo+e+un+uomo

 
SE QUESTO È UN UOMO
 di Primo Levi, audiolibro letto da Roberto Saviano (Emons, 2013)”La nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo”. Con ostinazione e pacatezza, Primo Levi non ha mai smesso di cercare le parole per raccontare l’atrocità della deportazione e del campo di sterminio di Auschwitz, in cui venne internato dal febbraio 1944 al 27 gennaio 1945. Parole di testimonianza sconvolgente e di grande potenza narrativa che vengono qui accolte e restituite ad alta voce da Roberto Saviano, in una lettura lucida e partecipata. Un’opera imprescindibile per comprendere il Novecento e l’animo umano.

volevo+solo+averti+accanto

Volevo solo averti accanto di Roland H. Balson (Garzanti, 2014)

Questo libro, avvolgente e appassionante, vi racconterà l’incredibile vita di un uomo alla ricerca della giustizia e della verità negata durate il periodo dell’Olocausto. Questo libro vi insegnerà che il genocidio non va dimenticato e fino alla fine, fino all’ultimo respiro bisogna combattere per ciò che si crede giusto, anche quando il mondo vi dice che state sbagliato; se in fondo al vostro cuore sapete di essere nel giusto, dovete continuare ad inseguire la verità. Prima o poi arriverà. E’ un libro forte ed emozionante, fidatevi: leggetelo e non ve ne pentirete!

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Portico d’Ottavia n. 13 di Anna Foa (Laterza, 2013)Leggere questo libro è come aprire un album fotografico. Nomi, volti, storie e ricordi vi faranno provare mille sensazioni. Passerete dalla dolcezza allo sgomento, dalla rabbia alla tenerezza. Quella che ha raccontato l’autrice è la storia di una Casa che ha ospitato famiglie di ebrei, una casa in cui uomini, donne e bambini sono state strappate alla loro vita e ai propri cari per essere mandati ai campi di sterminio. Il 16 ottobre 1943 fu il giorno del più grande rastrellamento che troverete raccontato pagina dopo pagina, storia dopo storia. Alcuni si salvarono fuggendo dai tetti o nascon-dendosi tra la gente, ma 1259 furono presi e 1023 finirono ad Auschwitz. Tra loro solo 15 uomini ed una donna tornarono nella Casa. Una testimonianza unica e commovente.

 

IL FOTOGRAFO DI AUSCHWITZ
di Luca Crippa, Maurizio Onnis
Un eccezionale storia vera “Il mondo deve sapere”

Il Ghigno – Un mare di storie

 

ETTY HILLESUM: UMANITA’ RADICATA IN DIO
Autore: MICHAELDAVIDE SEMERARO

 

 

 

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