IL 21 NOVEMBRE…..

Biografia di Isaac Bashevis Singer

Premio Nobel

Isaac Bashevis Singer

Isaac Bashevis Singer nacque a Radzymin [Polonia] nel 1904. Di ascendenza rabbinica, trascorse l’infanzia nel quartiere popolare di Varsavia dove il padre aveva il suo “Beth Din” (tribunale religioso ebraico). L’esperienza di questo ambiente osservante e avventuroso, domestico e sacrale, che sarà rievocato nell’autobiografia Alla corte di mio padre (1966) e poi in Ricerca e perdizione (1975-1981), saranno rilevanti per la sua formazione di scrittore. Singer compì gli studi nel seminario rabbinico di Varsavia. Nel 1935 si trasferì a New York, dove iniziò la carriera di scrittore, scrivendo in jiddish e poi contribuendo alla traduzione in inglese dei suoi scritti. Premio nobel 1978 con questa motivazione: “for his impassioned narrative art which, with roots in a Polish-Jewish cultural tradition, brings universal human conditions to life”.
Esordì con il romanzo storico Satana a Goray (Sotn in Goray, 1935) che narra la “possessione” di un villaggio al tempo di Sabbatai Zevi. In questo primo romanzo Singer ritrae la tentazione messianica, ossia il sogno mistico- erotico e perverso di cooperare all’infrazione della legge per accelerare il trionfo del male che deve precedere la redenzione totale. E’ la metafora della seduzione dell’indistinto e dell’informe, sulla quale Singer ritornerà spesso, per interpretare il mondo moderno disgregato in una molteplicità centrifuga e caotica. Seguirono altri romanzi. La famiglia Moshkat (Famylie Moshkat, 1950) è una cronaca familiare nella Polonia del XIX e XX secolo. E ancora: La fortezza (1955-1957), Lo schiavo (1960), Il mago di Lublino (1960), in Der knecht (1967) mescola sensualità e santità, mentre un affresco realistico è Der hoyf (1967). Sono seguiti: La proprietà (1969), Shosha (1978).
Il meglio di Singer è nei racconti, raccolti in diverse sillogi: Gimpel l’idiota (1957), Lo Spinoza di via del mercato (1961), Breve venerdì (1964), La seduta (1968), Un amico di Kafka (1970), Una corona di piume (1973), Passioni (1975). Ha scritto anche delle fiabe: Zlateh la capra (1966), Mazel e Shlimazel (1967), Quando Shlemiel andò a Varsavia (1968).
Scrittore prolifico e grande narratore, dagli innumerevoli racconti traspare il suo gusto per il soprannaturale, il fantastico, la demonologia. Raggiunge l’apice della sua grandezza soprattutto nei racconti. Scrivendo i suoi brevi racconti e le parabole, piene di trasporto chassidico e di terrestrità, Singer crea un linguaggio unico, uno stile essenziale e visionario che, negando ogni corrente forma letteraria, rappresenta, in tutta la sua intensità l’infrangersi della monolitica unità del sistema di valori dell’ebraismo e di ogni altra cultura in una delirante molteplicità di particolari selvaggiamente autonomi. La narrativa di Singer attinge alla storia recente o antica del ghetto e della provincia ebraica polacco-galiziana e, più tardi, dall’esperienza della moderna diaspora negli Stati Uniti e in Israele, personaggi e motivi a volte pittoreschi, sensuali, patetici, intensamente religiosi, favolosamente candidi, per evocare ogni volta impassibilmente il miscuglio di bene e di male, di tenerezza creaturale e di bestialità di cui è fatta la vita.

Frasi Celebri di Isaac Bashevis Singer

Dio:
L’Onnipotente è vecchio. Infatti non è certo una cosa da nulla vivere in eterno.
Desiderare:
Nella vita, le cose che desideriamo, hanno la caratteristica di arrivare troppo tardi.
Libri/Scrivere:
Il cestino è il miglior amico dello scrittore.
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