Liliana Gadaleta Minervini, lunedì 3 settembre ore 19,00

 Liliana Gadaleta Minervini

         lunedì 3 settembre

                ore 19,00

“Gaetano Salvemini:

Un uomo senza tetto e senza focolare”

Scorci di vita personale e pubblica

recensione da quindici
Gaetano Salvemini è stato l’ultimo di una “specie estinta” di intellettuali italiani. Educatore, storico convinto della necessità della “cooperazione sistematica” tra storia e scienze sociali, politico militante e democratico a oltranza
Giovanni Minervini, allievo prima e studioso poi di Gaetano Salvemini
sabato 8 settembre 2012

Gaetano Salvemini, il pensiero e la vita privata dipinti dalla prof.ssa Liliana Gadaleta Minervini a Molfetta

Incontro alla libreria “Il Ghigno” con una delle ultime testimoni dirette dell’impegno del grande storico antifascista molfettese

MOLFETTA – «Facesti come quei che va di notte, / che porta il lume dietro e sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte». Queste le parole con cui Giovanni Minervini, riprendendo i versi 67-69 del XXII canto delPurgatorio dantesco, ha omaggiato il suo “maestro” di vita, Gaetano Salvemini (di cui Minervini fu prima allievo e poi studioso) nel libro «Gaetano Salvemini: un uomo senza tetto e senza focolare». E proprio la moglie di Giovanni Minervini, la prof.ssaLiliana Gadaleta Minervini (foto), collaboratrice di Quindici, ha ripresentato questo libro alla Libreria Il Ghigno di Molfetta alle soglie della commemorazione della nascita dello storico, politico e antifascista molfettese (8 settembre del 1873).
La prof.ssa Gadaleta Minervini, presentata dalla prof.ssa Isabella de Marco, è stata testimone diretta di Salvemini (con lui ha svolto la tesi di laurea). Lei stessa ha spiegato al pubblico che il marito Giovanni aveva scritto quel libro perché si potesse conoscere Gaetano Salvemini attraverso l’epistolario. Ha raccontato il modo con cui suo marito conobbe Salvemini: la madre, quando era solo un bambino, non aveva l’abitudine di leggergli le fiabe, ma gli raccontava di Salvemini, del suo esilio e della lotta contro il fascismo. Queste storie affascinavano il piccolo Giovanni che un giorno sperava di poterlo conoscere: così fu, perché Salvemini divenne suo professore universitario.
Grande era la stima di Minervini verso Salvemini. La prof.ssa Gadaleta Minervini ha letto con trasporto alcuni capitoli tratti dal libro, incentrati sugli episodi più salienti della vita privata di Salvemini, cominciando dai suoi nonni contadini-pescatori.
Il nonno Gaetano era proprietario di una paranza e la nonna era sarta. I due hanno avuto quattro figli: due donne, sposate con due marinai, e due uomini. Il maggiore,Mauro Giuseppe, scelse la carriera ecclesiastica. Gaetano Salvemini ereditò proprio dallo zio l’ostinazione, il carattere forte e determinato e i sani principi morali.
A tratti, la prof.ssa Gadaleta Minervini ha raccontato in modo energico e scherzoso qualche simpatico aneddoto. In quarta elementare Salvemini e il suo maestro avevano dato un giudizio negativo su Mazzini e Garibaldi suscitando così la collera dello zio che li tacciò di essere epicurei.
Il padre di Salvemini, Ilarione, fu prima negoziante poi proprietario di alcune vigne. Tra il 1878 e il 1879 la famiglia Salvemini fu sommersa dai debiti, ma la madreManuela mise in atto un piano ingegnoso per non svendere le vigne. Don Mauro Giuseppe pensava al nipote come vescovo e per questo si occupò della sua formazione, comprando una cesta che riempì di libri di carattere ascetico-religioso.
Nell’autunno del 1890, dopo il conseguimento del diploma di maturità classica, Gaetano si allontanò dal paese natio. S’innamorò di Giulia Maria Minervini, da cui ebbe 9 figli. Due tragedie minarono la sua vita privata: la prima fu la morte della figlia neonata (scrive in una sua lettera: «certi dolori purtroppo non si leniscono e non è vero che il tempo li allenti»). La seconda risale al 28 dicembre del 1908 quando a Messina un violento terremoto fece crollare l’intera casa di Gaetano (35 anni) che perse la moglie, la sorella e i quattro figli (Ilario CorradoLeonida,Filippo ed Elena, mentre il corpo del minore, Ugo, non fu mai trovato). Solo lui riuscì a salvarsi perché si era aggrappato ad un muro maestro.
«La gente mi crede forte ma non sono altro che un povero disgraziato che ha perso undici anni di felicità», scriveva Salvemini all’indomani del lutto. La relatrice ha ricordato che proprio in memoria del figlio Filippo morto nel terremoto di Messina del 1908, a Molfetta è stata dedicata la scuola materna conosciuta con il nome di “Filippetto” (diminutivo affettuoso con cui era solito chiamarlo suo padre). Per questo motivo, è intervenuto il dirigente scolastico della stessa scuola materna, la dott.ssa Annalisa Vena.
Sono state, poi, rivolte alcune domande alla prof.ssa Gadaleta Minervini che ha risposto in maniera semplice ed esauriente, evidenziando soprattutto il “metodo salveminiano” che consiste nel prendere in considerazione un preciso argomento e approfondirlo: i problemi devono essere studiati con precisione per poi agire di conseguenza. Ecco ciò che Salvemini ha condannato della politica: le proposte di alcuni partiti si bocciano non perché, letto attentamente il programma, non si è concordi, ma soltanto perché appartengono ad un altro partito.
Infine la prof.ssa Gadaleta Minervini ha invitato alla lettura mensile delle opere salveminiane in modo da approfondirne la conoscenza. La prof.ssa de Marco ha sollecitato ad un approfondimento del pensiero di Gaetano Salvemini nelle scuole così che anche i giovani studenti possano conoscerlo e forse considerare o ereditare il suo pensiero.
© Riproduzione riservata
Dora Adesso
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