Di scena il noir …”Lupi di fronte al mare” con Carlo Mazza

Copia di HPDVD         

Consigliata da 0 a 99 anni

                   Dal 1981

        Libreria d’auToRe

           PRESENTA

Immagine

 CARLO MAZZA

SCRITTORE & BANCARIO 

    VENERDI’ 27 APRILE
                  ORE 19,00

CONVERSERA’ CON

          NICKY PERSICO

SCRITTORE & AVVOCATO 

La trama:
Bari, una delle tante città del Sud dimenticata da Dio e dagli uomini, dove politica e malavita fanno da padroni. L’omicidio del Prof. Niccolò De Marinis, consulente presso la Banca Normanno, sembra risvegliare l’interesse della popolazione. Era un uomo integerrimo, senza scheletri nell’armadio. Sembra una morte come tante altre, ma appena viene istruita l’indagine, seguita dal commissario Bosdaves, vengono alla luce tanti fili scoperti che conducono ad un solo interruttore. 

Proseguendo la pubblicazione della collezione Sabot/Age delle Edizioni E/O, dopo Matteo Strukul e il suo “La ballata di Mila”, segue Carlo Mazza, al suo primo romanzo, un noir tutto al barese che affronta tematiche scottanti relative al territorio del Mezzogiorno, ma che si potrebbe adattare benissimo in qualsiasi altra città.
Titolo emblematico per questo noir scritto magistralmente dallo scrittore, “Lupi di fronte al mare”. Perché di lupi, nel romanzo, ce ne sono tanti, nascosti – come capita spesso – da una coltre di omertà, di permissivismo, di un sistema politico consolidato e ammantato di criminalità. Più che lupi, mi hanno ricordato molto gli sciacalli, che appena vedono un animale in difficoltà lo accerchiano e lo annientano. Possono nascondersi dietro un prestante avvocato, Augusto Spadaro, impegnato in politica e ammanicato con senatori e malavitosi. Oppure esprimersi palesemente, come “Tarzan”, un malavitoso così soprannominato perché ama la lotta a torso nudo con cani inferociti.
Sta di fatto che tra un avvocato e un malavitoso non c’è differenza. Dipendono gli uni dagli altri, corrompono e sono corrotti.
In questo romanzo, tutto ruota intorno alla Banca Normanno “irrinunciabile volano dello sviluppo economico del Sud in virtù della sua tradizionale propensione al credito alle piccole imprese manifatturiere che caratterizzano il tessuto economico di molti centri pugliesi, lucani e molisani nei quali la banca opera” – della quale è presidente Mathias Princigalli, che ha acquistato la Banca per risanarla e rivenderla. Con la liquidità ottenuta, vuole partecipare alla cordata per l’acquisto di un’altra banca, la Berluti Bank. Ma cosa c’entra l’omicidio di un professore universitario con la Banca Normanno?
Questo è ciò che deve scoprire il commissario Bosdaves, descritto dai suoi subalterni con atteggiamenti troppo distaccati e formali “..come se avesse ingoiato l’intero regolamento generale dell’Arma.” Si accorgerà molto presto che le indagini non portano a soluzioni di grande importanza, se non dopo aver chiesto alla sua amica giornalista – Martina – di aiutarlo a scoprire qualche indizio più rilevante. La ragazza si rivelerà molto utile, ma anche al di fuori degli schemi, quasi a sovrapporsi rispetto a quell’uomo schivo e malinconico, che non ha accettato di vivere separato, a distanza di un anno.
Difficile pensare come un uomo di questo tipo riesca a scalzare un sistema talmente radicato e aggrovigliato, da non venirne a capo, se non attraverso piccoli dettagli, quasi irrilevanti, che con un effetto domino, fanno cadere tutto il sistema.
Ho apprezzato lo stile dello scrittore, che utilizza il racconto in prima persona per il commissario Bosdaves e in terza persona per gli altri personaggi, non credo sia di uso comune e ne risulta uno fluido e piacevole nella lettura.
Ultimo, ma non meno importante, l’accenno a qualche parola in dialetto barese che, dopo i gialli di Camilleri e la sua sicilianità, apprezzo e conferisce, a mio avviso, più vigore al romanzo e una maggiore caratterizzazione dei personaggi.
Un libro denuncia, che spero serva a risvegliare gli animi e le coscienze.

elaborare artisticamente la realtà per restituircela con un racconto che ci faccia, finalmente, riflettere.

Oscar Iarussi con Carlo Mazza, gdm 25/03/2012

“Quando arriva il barnum, il circo dei mass media, allora è chiaro che «la situazione è grave, è seria» (Ennio Flaiano). Bari e la Puglia sono investite periodicamente da cicloni di curiosità mediatica, catapultate sugli scudi o nella polvere per vicende politiche, culturali e criminali. Forse perché il capoluogo e la regione sono considerati «diversi» nel contesto della presunta immobilità di un Meridione tutto «mafioso » e, quindi, più appetibili per assecondare mode stagionali. Nel bene e nel male. Dalla lunga «primavera » della sinistra alle estati tarantolate, dall’omicidio Scazzi alla questione delle escort, fino alla scorpacciata ittica di questi giorni. I magistrati fanno il loro sacrosanto lavoro. La comunicazione – variante post moderna del giornalismo – alimenta scenari che indulgono in un’antropologia culturale un tanto al chilo (di carne femminile o di pesce fresco). Poco importa che milioni di pugliesi, chessò, non vadano a mignotte e, dettaglio sottaciuto, non lo siano. Macché, a imporsi sono i pruriti dei macchiettisti e dei machiavellisti, o la carità pelosa verso il sud «paradiso abitato da diavoli », secondo il detto medievale scandagliato da Benedetto Croce, il quale lo considerava «verissimo per far che sia sempre men vero».

Carlo Mazza, 56 anni, bancario, ha di recente pubblicato per le edizioni
e/o un romanzo ambientato nella Bari delle commistioni fra politica,
sanità e malaffare, Lupi di fronte al mare , in una neonata collana noir varata da Colomba Rossi e Massimo Carlotto. In gioventù è stato ufficiale dei Carabinieri e il protagonista del libro è un capitano dell’Arma colto, affidabile, disincantato ed efficace. La sua è una di quelle «voci di dentro» della città che ai riflettori
preferiscono la riflessione. Mazza, c’è un «romanzo criminale» pugliese che sta diventando seriale. Dobbiamo crederci? Rassegnarci? «Bari per la sua collocazione geografica è piuttosto una città emblematica di ciò che sta avvenendo nell’universo malavitoso: la mescolanza delle vecchie mafie (sacra corona unita, camorra, ‘ndrangheta e malavita locale) e delle organizzazioni “a s s i m i l at e ” cinese, slava, nigeriana…D’altro canto, a Bari si rivela con evidenza un percorso di autodistruzione: la cupidigia delle vicende non corrisponde più a una logica, a una lucidità criminale, a un esclusivo vantaggio economico. Il bottino non è quantificabile: ci si perde pur di esibire un simbolo. Come nel caso di quel politico che, secondo l’accusa, dai suoi  corruttori reclamò in sovrappiù un lussuoso cappotto». A cosa si può attribuire questa avidità «simbolica»? «È una maldestra rivolta contro la precarietà storica di una città a lungo subalterna». Non crede che l’elaborazione quasi soltanto a tinte fosche del Mezzogiorno possa avvalorare stereotipi o costituirne un altro in noir? «Io credo che questo Paese abbia un grande problema: i mass media danno una visione della realtà non corretta. D’altro canto, la letteratura “bianca” è chiusa nel recinto delle storie personali, assecondate dagli editori. Il noir supplisce a tale deficit di realtà sociale, si immerge nel caos e nella complessità del mondo cercando di offrire una risposta al “perché ” più che al “chi ” e al “come” dei delitti, tipici del genere giallo. Quando Bologna era contemplata quale città modello nell’immaginario italiano Loriano Macchiavelli ce ne svelò ombre, misteri, sotterranei. Idem per Stieg Larsson e gli altri autori nordici che hanno smontato il mito della Svezia fe l i x ». Saremmo nella scia del marsigliese Jean-Claude Izzo e del catalano Manuel Vázquez Montalbán: il noir come approccio «politico». «Una giornalista inglese chiese all’alpinista Cesare Maestri chi glielo facesse fare a scalare le montagne, a mettere tanta fatica nell’impresa. Lui rispose: “Perché la montagna è lì”. La realtà è là e aspetta di essere descritta. Lupi di fronte al mare nasce da un vuoto da colmare nel racconto di Bari con la lingua che le è propria. Il mio romanzo non potrebbe essere ambientato altrove. L’obiettivo finale è rendere il lettore consapevole della realtà che, paradossalmente, prende corpo solo quando è sulla pagina. Per restare in Puglia, la Taranto scarna e luminosa dei libri di Cosimo Argentina ci dice molto del degrado causato dall’Ilva ». Non vede il rischio della tipizzazione caricaturale di una città e dei suoi abitanti? «Sì, ma ne attribuisco la colpa al macchiettismo dei commentatori.  Sui giornali di questi giorni l’enfasi sui frutti di mare è l’altra faccia della Puglia “bu o n a ”, dell’elogio dei pomodori sott’olio e delle masserie per le vacanze acculturate. Ci sono molta retorica e molta ipocrisia che impediscono di cogliere la densità del malaffare». Intravede un possibile riscatto? Non solo letterario, per favore. «Non si dovrebbero sottovalutare le associazioni culturali. Penso all’esperienza di Città Plurale che una decina di anni fa coinvolse tanti cittadini, fu fertile e in seguito sostenne  la candidatura di Michele Emiliano. Uno dei suoi animatori, il sociologo Franco Cassano è citato  con uno pseudonimo nel mio libro. Ora leggo che Cassano è amareggiato e ha ragione: le associazioni andrebbero rimesse in piedi non strumentalizzandole a soli fini elettoralistici».Mazza, c’è Bari anche nel suo prossimo romanzo? «Sì, al centro ci sarà la cava Di Maso: un’altra metafora della autodistruzione della città che prima volle la forestazione di Cassano e Mercadante per difendersi dalle alluvioni e poi si impegnò in una terribile deforestazione a forza di villette abusive. La cava Di Maso è di fronte a casa mia, nella periferia, e il suo allagamento per piogge torrenziali incombe minaccioso su alcuni quartieri baresi. Ricorre in una serie di speculazioni edilizie e politiche, e l’ho vista citata nelle cronache giudiziarie del caso Degennaro». Il titolo del libro? «L’ottavo giorno di pioggia».

Ha partecipato al Festival Nebbia Gialla di Suzzara, edizione 2012. è stato selezionato da Massimo Carlotto

Nicky Persico, autore di “spaghetti Paradiso”, lo Stalking romanzesco, fondatore della Rete nazionale Antistalking. Avvocato del pool legale dei familiari del comandante e dei quattro componenti l’equipaggio del «Francesco Padre» e legale di parte offesa nel caso ATR 42

sab, 28 aprile 2012
22:58:01
Sei qui: Prima Pagina » Cultura e spettacoli » La Bari noir di scena a Molfetta: &…
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sabato, 28 aprile 2012 ore 17:29

Dicono di noi……..

La Bari noir di scena a Molfetta: “Lupi di fronte al mare”

Ha fatto tappa a Molfetta il libro dello scrittore barese Carlo Mazza, che presso la libreria “Il Ghigno” ha conversato con Nicky Persico
Il libro di Carlo Mazza
Il libro di Carlo Mazza
di Redazione Go Bari

Molfetta – “Lupi di fronte al mare” dello scrittore barese Carlo Mazza “ha il prevalente pregio – ha sottolineato Nicky Persico che ha presentato il romanzo – di aver descritto sapientemente le dinamiche sociologiche che spiegano molti dei fatti di cronaca che continuiamo incessantemente a leggere sulle cronache: cambiano gli interpreti e cambiano i luoghi, ma le vicende, in fondo, si assomigliano tutte. Faccendieri, figure losche, malavita, politica e imprenditoria, sempre più spesso si rivelano collegate in vicende torbide, al punto che l’indignazione sta lasciando sempre più spazio all’incredulità. Ebbene – ha proseguito Persico – Carlo Mazza è riuscito a descrivere con grande maestria il substrato nel quale può crearsi quella commistione criminale che troppo spesso non emerge dalle cronache, e come certe commistioni di interessi possano avere luogo”.

Prendendo le mosse dal libro pubblicato dalla casa editrice E/O, per la collana “Sabot-age” diretta da Massimo Carlotto, che narra le torbide vicende di una indagine che vede coinvolta sia la criminalità vera e propria, sia – in un formidabile intreccio di commistioni con una fascia sociale molto più elevata – quella dei cosiddetti “colletti bianchi”, il colloquio  ha riservato ampie riflessioni su tematiche di forte attualità.

Carlo Mazza, dal canto suo, ha descritto come, nella differenziazione tra giallo e noir, il suo romanzo sia stato ingenerato anche dalla volontà di prendere in esame una realtà – quella barese nella fattispecie – considerandola nel suo insieme e valutando un fattore fondamentale: le persone. L’individualità di ognuno, in fondo, fa sempre la differenza, in ogni vicenda. Non ci sono macchine ma esseri umani, nei gangli vitali come magistratura, investigatori, e nemmeno tra i criminali. E questo crea, e molto spesso distrugge, complessi e macchinosi sodalizi torbidi e criminosi.

Numerosi gli interventi del pubblico, decisamente numeroso, e gli spunti di riflessione. Un bell’esempio di come la creatività  possa, talvolta, essere considerata fattore importante del tessuto sociale, andando oltre il mero concetto di ‘svago’ cui troppo spesso viene relegata.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=342524&IDCategoria=1
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