Premio Campiello 2013: i 5 libri finalisti

6 giu

Premio Campiello 2013: i 5 libri finalisti

Ecco i titoli e gli autori che si contenderanno il prossimo settembre l’importante riconoscimento letterario

Premio Campiello 2013: i 5 libri finalisti

Carmine Abate, vincitore del Campiello 2012

Credits: ANSA/ANDREA MEROLA

di Andrea Bressa

Oggi a Padova la Giuria dei letterati del Premio Campiello ha annunciato i cinque titoli finalisti tra i 65 ammessi alla selezione. Il prossimo 7 settembre al Teatro La Fenice di Venezia si scoprirà il successore di Carmine Abate, che con La collina del vento (Mondadori) si era aggiudicato l’edizione dello scorso anno.

I cinque finalisti passano quindi nelle mani dei 300 lettori anonimi distribuiti in tutta la penisola, incaricati di scegliere il vincitore. E mentre si attende il verdetto, c’è tutto il tempo perimmedesimarsi nel ruolo di giurati e dare una lettura a queste opere. Ecco dunque la lista dei cinque titoli in lizza per il Premio Campiello 2013.

Ecco la cinquina del Premio Campiello 2013

Sono stati resi noti i cinque finalisti che  si contenderanno l’edizione 2013 del Premio Campiello, con gran serata finale il prossimo 7 settembre al Teatro La Fenice di Venezia.

Il Premio Fondazione Campiello 2013 verrà assegnato ad Alberto Arbasino.

La Caduta

La caduta (Nutrimenti) di Giovanni Cocco 

L’ira, la cecità, la catastrofe. La violenza dell’uomo e la collera della natura. Dal primo rintocco del terzo millennio fino al dolente epilogo delle colonne di profughi in marcia nella polvere, una tumultuosa trama di eventi un disordine scientifico e incontrollabile – infrange l’illusione di pace dell’Occidente e ne annuncia la dissoluzione. Parigi è stretta nel cerchio di fiamme e rabbia delle banlieue. Londra esplode per quattro volte in un giorno di luglio. New Orleans è un fantasma d’acqua dopo il grande uragano. I vulcani, in silenzio per decenni, resuscitano oscurando il cielo. Un presidente nero annuncia la morte dell’uomo che ha attentato alle torri. Il sangue scorre a Tunisi, al Cairo, a Bengasi. Il ragazzo dai capelli rossi uccide dentro un cinema. L’immensa nave si piega su un fianco per l’ultimo inchino. L’uomo vestito da poliziotto, sull’isola, spara senza pietà. “La Caduta” racconta gli sconvolgimenti che hanno segnato il primo decennio del nuovo secolo attraverso un impianto narrativo poderoso, ispirato alla Torah e al libro dell’Apocalisse e modellato sui cicli pittorici rinascimentali. Un romanzo implacabile e trascinante, in cui il flusso della storia permea il destino degli individui, e ciascun personaggio condanna gli altri a pagare il prezzo delle proprie scelte, a espiare il castigo o a trovare la redenzione.

Geologia di un padre

Geologia di un padre (Einaudi) di Valerio Magrelli

Negli ultimi dieci anni Valerio Magrelli ha raccolto, su foglietti sparsi, appunti riguardanti il padre. Quando quest’ultimo muore, quei documenti diventano un materiale prezioso, “il bandolo canoro di un’infinita matassa di storie”: i viaggi in auto d’estate in giro per l’Italia; le avventure d’amore e morte durante la guerra; i desolati pomeriggi che l’uomo ormai maturo trascorre spingendo il genitore sul girello; il giorno in cui il figlio, armato di forbici, libera l’anziano febbricitante dal bozzolo del maglione; lo stupore di riconoscere, davanti allo specchio, un’espressione del viso che gli restituisce la ferrea legge dei vincoli genetici; gli abbracci, le risse, l’amore per Borromini o i folli scatti di rabbia. Diviso in 83 capitoli (numero che corrisponde agli anni vissuti dal protagonista), il libro scava fra ricordi e storia patria, mentre la biografia sfuma nella paleontologia, se non nella geologia… L’enigmaticità di questo iroso anti-eroe, e insieme la sua lontananza, suggeriscono infatti una possibile identificazione con i resti umani di origine preistorica trovati in Ciociaria, a Pofi, suo paese d’origine. Cosi narrando, Magrelli, orfano ad honorem e padre a sua volta, procrastina il congedo definitivo grazie al racconto, e non desiste, ma si maschera, fugge, scegliendo la digressione per scendere ancora più in profondità nella vita del capostipite, e mostrarne, oltre alle virtù, anche quei difetti che lo rendevano “un vecchio esacerbato e vulnerabile”.

Tentativi di botanica degli affetti

Tentativi di botanica degli affetti (Bompiani) di Beatrice Masini

Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l’estro dell’agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c’è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all’impudenza, sincera all’eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un’indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell’osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

L' amore graffia il mondo

L’amore graffia il mondo (Mondadori) di Ugo Riccarelli

È come se portasse il destino nel nome, Signorina: suo padre, capostazione in un piccolo paese di provincia, l’ha chiamata così ispirandosi al soprannome di una locomotiva di straordinaria eleganza. E creare eleganza, grazia, bellezza è il suo talento. Un giorno dal treno sbuca un omino con gli occhi a mandorla e, con pochi semplici gesti, crea un vestitino di carta per la sua bambola. L’omino scompare, ma le lascia un dono, un dono che lei scoprirà di possedere solo quando una sarta assisterà a una delle sue creazioni. Potrebbe essere l’atto di nascita di una grande stilista, ma ci sono il fascismo, la povertà e gli scontri in famiglia, le responsabilità, i divieti e poi la guerra… e Signorina poco a poco rinuncia a parti di se stessa, a desideri e aspirazioni, soffocando anche la propria femminilità, con una generosità istintiva e assoluta. E quando infine anche lei, quasi all’improvviso, si scopre donna e conosce l’amore, il sogno dura comunque troppo poco, sopraffatto da nuovi doveri e nuove fatiche, e dalla prova più difficile: un figlio nato troppo presto e nato malato, costretto a “succhiare aria” intorno a sé come un ciclista in salita. Nonostante i binari della ferrovia siano ormai lontani e la giovinezza lasci il posto a una maturità venata di nostalgia, ancora una volta Signorina sfodera il suo coraggio e la sua determinazione al bene e lotta per far nascere suo figlio una seconda volta, forte e capace di respirare da solo.

L' ultimo ballo di Charlot

L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio) di Fabio Stassi

In una sera di Natale la Morte va a trovare Charlie Chaplin nella sua casa in Svizzera. Il grande attore e regista ha passato gli ottant’anni ma ha un figlio ancora piccolo e vorrebbe vederlo crescere accanto a sé. In un lampo di coraggio Chaplin propone un patto alla Vecchia Signora: se riuscirà a farla ridere si sarà guadagnato un anno di vita. Inizia così un singolare balletto con la Morte, e quella notte a salvarlo non sarà la tecnica consumata dell’attore ma la comicità involontaria che deriva dagli impacci dell’età. La questione però è solo rinviata: anno dopo anno, a Natale, la Vecchia tornerà a reclamarlo e bisognerà trovare il modo di suscitarle almeno una risata. Nell’attesa dell’incontro fatale Chaplin scrive una lunga e appassionata lettera al figlio. Vuole raccontargli la storia vera del suo passato, quella che nessuno ha mai ascoltato, ed ecco che dalle sue parole scaturisce l’avventura rocambolesca di una vita e il ritratto di un’epoca rivoluzionaria.

Il vincitore del Premio Campiello – Opera Prima

Cate, io

Cate, io (Fazi editore) di Matteo Cellini

“Ci sono guerre che non hanno tregua, eroi senza fanfare. Caterina è una di questi: una veterana di diciassette anni, che comincia la lotta ogni mattina, entrando nella tortura dei vestiti. Perché Caterina è obesa, e l’unica normalità che conosce è tra le mura di casa, in una famiglia di obesi. La sua identità scompare a contatto con il resto del mondo, perché fuori l’unico modo di sopravvivere è diventare Cate, la supereroina ferocemente autoironica il cui potere è quello di “essere il paragone che salva”: nessuna è più brutta, più grassa o più sola di lei. Caterina va a testa alta per il mondo ostile: attraversa le selve dei soprannomi, si veste del desiderio di essere invisibile, rifiuta la pietà degli altri. Il suo posto nel mondo è gravato dalla sproporzione, ma la sua scialuppa di salvataggio è l’intelligenza, la sua arma il sarcasmo con cui anticipa su di sé il giudizio degli altri per anestetizzarlo prima che colpisca duro. Matteo Cellini entra a gamba tesa nella vita di Caterina, e senza sconti ci racconta la sua guerra. Lo fa talmente bene che non è la pietà per Cate quella che ci rimane, ma è il rispetto. Rispetto per questa eroina condannata al fuori misura, e rispetto per un autore che la misura – letteraria – invece la conosce bene, con un racconto durissimo e lieve, implosivamente normale e ferocissimamente pieno di tenerezza.” (Alessandra Casella)

LEGGI ANCHE

Premio Campiello Opera Prima: 5 consigli di lettura dall’albo d’oro

Giordano, Piperno, Andò, Colagrande e Di Grado, ecco gli autori da (ri)scoprire tra i vincitori del prestigioso concorso per esordienti

Premio Campiello Opera Prima: 5 consigli di lettura dall’albo d’oro

Un particolare della copertina de Il trono vuoto di Roberto Andò

Credits: Bompiani

di Andrea Bressa

In contemporanea alla proclamazione del vincitore delcinquantesimo Premio Campiello, domani presso il Teatro La Fenice di Venezia, verrà conferito anche il Premio Opera Prima a Roberto Andò, autore del romanzo Il trono vuoto (Bompiani).

Il concorso Opera Prima nasce nel 2004 da una costola del suo prestigioso fratello maggiore ed è dedicato, appunto, agli autori esordienti. Si tratta di un’iniziativa da non sottovalutare: guardando infatti l’albo d’oro è subito lampante la qualità letteraria dei romanzi che vi hanno partecipato. Alcuni autori premiati gli scorsi anni sono ormai nomi affermati del panorama editoriale italiano, come Paolo Giordano o Alessandro Piperno (che tra l’altro si è aggiudicato lo Strega di quest’anno).

Ecco perché abbiamo voluto scegliere da questa lista cinque titoli, che possano rappresentare dei preziosi consigli di lettura.

Il trono vuoto – Roberto Andò (Bompiani)
Vincitore dell’edizione 2012 del Premio Opera Prima. Rubando le parole di Andrea Camilleri, si tratta di “un libro godibile e nello stesso tempo – un piccolo miracolo – un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono e ricompaiono, di amori fugaci, di incontri, ma i cui protagonisti si occupano di una materia di cui non si parla mai nei romanzi italiani: la politica”.

La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano (Mondadori)
Un romanzo profondo, in cui il concetto matematico dei numeri divisibili solo per se stessi e per uno è lo spunto per costruire una toccante storia di due persone che si incrociano e si scoprono strettamente unite, anche se irrimediabilmente divise. Nel 2008 fece faville, vincendo prima lo Stregae poi l’Opera Prima al Campiello. Ha subito raggiunto un grande successo tra i lettori, diventando uno dei titoli più gettonati degli ultimi anni.

Con le peggiori intenzioni – Alessandro Piperno (Mondadori)
Primo classificato allo Strega di quest’anno con Inseparabili (Mondadori), Piperno si guadagnò gli allori dell’Opera Prima nel 2005 con il racconto dell’epopea dei Sonnino, una facoltosa famiglia di ebrei romani.

Fideg – Paolo Colagrande (Alet)
Era il 2007 quando uscì questo divertente romanzo che ruota attorno alle vicende di un libro smarrito, dedicato agli eroi che vanno da Garibaldi ai nostri giorni. Si tratta in realtà di una presa in giro della società di oggi, oltre che dei miti e dei riti del mondo letterario contemporaneo.

Settanta acrilico trenta lana – Viola Di Grado (edizioni e/o)
È l’opera regina dell’edizione 2011, un romanzo quasi sperimentale, soprattutto in campo linguistico. Racconta la storia di Camelia, una ragazza di Leeds, traduttrice di istruzioni per lavatrici, che vive con la bizzarra madre a cui piace fotografare in modo ossessivo buchi di ogni genere.

10 libri belli che hanno vinto il Campiello

Aspettando il 50° Campiello (sabato 1° settembre): l’albo d’oro è una miniera di consigli di lettura

10 libri belli che hanno vinto il Campiello

Credits: Andreas Praefcke / Commons.wikimedia.org

Fra pochi giorni si assegna il Cinquantesimo Premio Campiello . Siamo andati a curiosare nell’albo d’oro, a caccia di romanzi da (ri)leggere. Tra i 49 vincitori delle precedenti edizioni ne abbiamo scelti dieci. Questi:

  • La tregua, di Primo Levi

    La prima edizione del Campiello (1963) è stravinta da questo magistrale romanzo autobiografico, oramai un classico della letteratura italiana. Il complicato viaggio di ritorno dal lager liberato di Auschwitz verso casa, attraverso l’Europa in macerie.

     

     

  • Il Male Oscuro, di Giuseppe Berto

    Il 1964 è un buon anno per Giuseppe Berto: vince il Campiello e il premio Viareggio grazie a questo romanzo torrenziale. Un libro denso di ironia e di vertiginosa introspezione, quasi una seduta psicanalitica fra Berto e il lettore. Un capolavoro da leggere, o rileggere.

     

     

  • L’avventura di un povero cristiano, di Ignazio Silone

    Un libro sull’orgoglio della rinuncia, virtù oggi poco di moda, in passato incarnata nel Papa del “Gran Rifiuto”. Pietro del Morrone, eremita del XIII secolo, inaspettatamente nominato Pontefice. Ma dopo tre mesi dà le dimissioni per tornare alla vita sobria. Ignazio Silone ripercorre, a suo modo, la Storia. E si aggiudica il Campiello 1968.

     

     

  • Se non ora quando, di Primo Levi

    Il regolamento del Campiello permette di premiare più volte lo stesso scrittore: Primo Levi è finora l’unico ad essere riuscito nell’impresa. Dodici anni dopo La Tregua, Levi vince il suo secondo Campiello nel 1982 con questo nuovo affresco di guerra e di speranza.


     

  • Diceria dell’untore, di Gesualdo Bufalino

    Romanzo sulla vita e sulla morte, e sul luogo di confine che le separa, qui raffigurato nella Rocca, il sanatorio che si eleva sopra Palermo. La scrittura di Bufalino è armoniosa, sgargiante, quasi si trattasse di “poesia in forma di prosa”. Ottiene, meritatamente, il Campiello 1981.

     

     

  • La lunga vita di Marianna Ucrìa, di Dacia Maraini

    Il Settecento siciliano. Una protagonista indimenticabile. Un’esistenza vissuta nella grazia ovattata del silenzio.Dacia Maraini vince il Campiello 1990 con questo romanzo che in poco tempo è divenuto un classico della letteratura italiana contemporanea.

     

  • Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi

    Storia, sentimenti, poesia, fascino portoghese, impegno civile. E la grandezza della letteratura. Tutto questo nell’ottimo romanzo trionfatore al Campiello 1994. Di certo il più famoso e venduto fra quelli di Antonio Tabucchi, in Italia e poi all’estero (in almeno 20 traduzioni).

     

  • Nati due volte, di Giuseppe Pontiggia

    Abbiamo sempre apprezzato Giuseppe Pontiggia per la scrittura piacevole e per il sottile umorismo. Qui l’autore si misura con un tema doloroso, la vicenda di un bambino disabile, vista con gli occhi del padre. Ma l’autore non scivola nella facile autobiografia (lo stesso Pontiggia ebbe un figlio portatore di handicap) e ci regala il suo romanzo più toccante. Premio Campiello 2001.

     

  • La vedova scalza, di Salvatore Niffoi

    Romanzo feroce, spietato, di travolgente bellezza come la terra barbaricina ove la vicenda è ambientata. Si fatica (ma poco) soltanto quando l’autore utilizza inserti in lingua locale per rendere la narrazione ancora più realistica. La consacrazione definitiva di Salvatore Niffoi, baciato come vincitore dalla giuria del 44° Campiello.

    I 5 migliori romanzi secondo la giuria del Campiello 2012

    50° Campiello: i finalisti sono questi cinque, e sabato 1 settembre sapremo qual è il vincitore

    I 5 migliori romanzi secondo la giuria del Campiello 2012

    Credits: Pppspics su Flickr.com

    Insieme allo Strega , è la più ambita gara letteraria d’Italia. Quest’anno poi l’edizione è speciale: il Campiellocompie mezzo secolo. Massimo Cacciari, Philippe Daverio e altri autorevoli componenti della commissione composta da critici, letterati e scrittori hanno scelto i cinque libri finalisti. Adesso tocca alla Giuria dei Trecento Lettori, i 300 “comuni mortali” che decideranno qual è il migliore titolo nella cinquina. La consegna del premio avverrà sabato 1 settembre 2012. Naturalmente a Venezia. Ma quale tra questi romanzi potrà fregiarsi della fascetta di vincitore a rivestire la copertina?

    • La collina del vento, di Carmine Abate

      La collina del vento è quella del Rossarco, il luogo sacro alla famiglia protagonista del sesto romanzo di Carmine Abate. Una saga generazionale colorata da un divertente uso del dialetto calabrese (niente paura, nel libro è comprensibile a tutti). Edito da Mondadori, 260 pagine.

       

    • Nel tempo di mezzo, di Marcello Fois

      Come Abate, anche Marcello Fois racconta una saga familiare italiana, ma stavolta siamo in Sardegna, e la genealogia è quella dei Chironi, già incontrata nel precedente Stirpe. Di sicuro Nel tempo di mezzo piace alle giurie: arrivò in finale anche all’ultimo Strega . L’editore è Einaudi, 263 le pagine.

       

    • Più alto del mare, di Francesca Melandri

      Per ambientare il suo romanzo Francesca Melandrisceglie l’isola dell’Asinara assediata dal mare in tempesta. Anni Settanta, ai tempi del carcere: in una notte di burrasca si intrecciano parole, incontri, confidenze, destini. Lettura breve (121 pagine) ma intensa, pubblicata da Rizzoli.

       

    • Il senso dell’elefante, di Marco Missiroli

      L’elefante protegge sempre i piccoli della sua specie, a prescindere dal vincolo di parentela, anche quando non sono figli suoi: Marco Missiroli prende spunto da questa sensibilità speciale per narrare di uno strano condominio, affollato da segreti e personaggi. Un altro romanzo sulle relazioni familiari italiane, ma in una prospettiva spiazzante. 235 pagine per l’editore Guanda.

       

    • Tutti i colori del mondo, di Giovanni Montanaro

      Una predizione avverata, una lettera commovente, un villaggio abitato dalla follia. Siamo nel 1881 e Teresa, incompresa Cassandra fiamminga, incontra il giovane Vincent Van Gogh. Riconosce in quel vagabondo il futuro genio dell’arte moderna. Giovanni Montanaro dà la voce all’indovina in questo romanzo di 138 pagine, pubblicato da Feltrinelli.

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 418 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: